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FPF, tanto rumore per nulla?

thohir bolingbrokeDinanzi alla Camera investigativa del Club Financial Control Body dell’Uefa si sono presentati dirigenti della Beneamata per fornire ulteriori spiegazioni sull’enorme massa debitoria che affligge la società di Erik Thohir. Un incontro che rientra nei canoni del Fair Play Finanziario, entrato in vigore da questa stagione a tutti gli effetti.
Il compito dei dirigenti nerazzurri (a Nyon oltre a Thohir c’erano il  dg Marco Fassone e l’ad Michael Bolingbroke), era di persuadere i vertici del massimo organismo continentale che quella attuale è una situazione di fatto ereditata dalla passata gestione di Massimo Moratti, mentre il punto di pareggio richiesto dall’Uefa è ben lontano, specialmente se i nerazzurri continueranno a fallire la qualificazione alla Champions, che porta in cassa almeno 35 milioni.
Come tutti i giornali, non solo sportivi, hanno scritto in questi giorni, l’imprenditore indonesiano vuole convincere il comitato investigativo che l’Inter sta lavorando per abbattere i costi e risanare i conti. Un’impresa non facile, visto che i bilanci dicono l’esatto contrario. Leggendo le varie argomentazioni portate da Thohir e Bolingbroke si nota immediatamente la volontà di usare toni molto diplomatici e di consenso alla politica della Uefa tipo “Il fair play è il bene del calcio europeo”, anche se speriamo che siano stati portati dati di chiarimento e convincenti, alias fatti concreti, che si presume non siano stati divulgati a mezzo stampa.
Non sappiamo perciò, ma non ci stupiamo, cosa sia successo e soprattutto il tono della  “sentenza” UEFA comunque prevista minimo per Dicembre ,ma possiamo ipotizzare e soprattutto sperare che non sarà né troppo pesante né compromettente il futuro della Società e della squadra se leggiamo con attenzione la seguente frase UEFA : “Non è detto che a quella data verranno prese decisioniDipenderà dalle varie situazioni. Bisogna distinguere la questione del mancato pagamento ai dipendenti e fornitori da quella sul non raggiunto equilibrio di bilancio”. Si evince, pertanto, che la situazione debitoria di una Società è molto più grave e punibile se non ha mezzi per pagare dipendenti e fornitori mentre più accettabile se sta già lavorando  per ridurre costi e risanare il bilancio (un po’ per capirci come richiesto all’Italia dalla Unione europea).
Se così fosse, e speriamo/pensiamo che lo sia, potrebbe essere, come si dice in questi casi, tanto rumore per nulla, o quasi.
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