Il Chelsea non rispetta il fair play finanziario ma si prende Palestra

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Sono cose della vita, cantava Eros Ramazzotti in una celebre canzone, beh no in questo caso sono cose dell’Uefa. E non sono mica tanto piacevoli. Sembra proprio infatti che il passaggio di Palestra dall’Atalanta al Chelsea invece che all’Inter abbia qualche punto oscuro da chiarire. Da quello che racconta la gazza oggi, infatti, parrebbe che i blues non siano quel classico club inglese coi ricavi a mille e il fatturato che si colora di verde come un parco della city, tanto che sarebbe anche inutile competere con questi qua come in un primo momento sembrava. Anzi che no, ora viene fuori che il club londinese è pure in rosso pesante, a differenza dell’Inter, la quale al contrario veleggia come una barchetta all’idroscalo con il suo primo bilancio diciamo pure della storia in positivo, allora è qui che viene il bello, o il brutto, o il cattivo per dirla alla Sergio Leone, questi qui del Chelsea pensate hanno ottenuto dati alla mano un agreement con le autorità calcistiche europee per spendere ancora, in barba al fair play finanziario, che a questo punto sembra che rispettiamo solo noi al di là del naviglio. Certo, la Uefa minacciosa e minacciante minaccia multe di qua e di là, ma intanto Palestra se ne va sul ponte di Stamford Bridge. Va anche detto che la storia del giocatore che vuole solo l’Inter se la sono bellamente inventata i media italiani, di fronte ad una offerta di sei milioni d’ingaggio all’anno il ragazzone figuriamoci non ci ha pensato due volte e dritto sull’aereo. Siamo alle solite, come ogni anno, i media sparano titoloni coi nomoni grossoni accostati al club meneghino, i tifosi si esaltano e si illudono, poi questi nomi non arrivano e scatta la delusione, l’acredine contro dirigenza e proprietà, però un po’ alla volta sotto traccia i giocatori arrivano, ma tutti delusi, ma vuoi che alla fine si arriva competitivi in tutte le competizioni anche nella stagione ventura. Pure quest’anno dico.

Diciamola tutta, Suning dava quell’idea di azienda famigliare col papà e il figlio Steven che faceva compagnìa ai social addicted coi suoi tweet, una sorta di surrogato di continuità con la famiglia Moratti, il fatto che fosse tutta una bufala social poco contava, perchè in realtà Suning era una azienda di Stato senza un soldo, infatti ora sono falliti e stanno portando i libri in tribunale, negli ultimi anni della loro gestione per di più i soldi ce li metteva tutti già Oaktree come socio di minoranza, poi gli americani si sono presi l’Inter ma il tifoso social non si sente rappresentato, nessuno twitta, sono un fondo d’investimento, quindi la spectre nella visione populista, poco contano i risultati, che sono ottimi, non solo nel bilancio, ma sul campo, quindi tant’è. Sicuramente ci vorrebbe una figura dirigenziale di raccordo che parli coi tifosi, una maggiore comunicazione affettiva, una figura di rappresentanza, un Peppino Prisco insomma, che chiaramente non può essere Javier Zanetti per il suo profilo giustamente educato, per la loro verve penso invece a Bobo Vieri o Materazzi o Nicola Berti, ma forse loro vanno troppo oltre dall’altra parte, quindi un po’ da pensarci a questa cosa qui.

Riprenderemo il discorso.