Un inizio di stagione che ha avuto una costante, l’Inter va in svantaggio di due gol. E’ successo con Napoli, Real Madrid, Udinese, Roma. Quattro partite di fila. Con Napoli e Udinese ribaltiamo vincendo 3-2, in perfetto stile pazza Inter, con la Roma pareggiamo e a Madrid invece riusciamo solo ad accorciare le distanze ma perdiamo 2-1.
C’è quindi un problema di approccio, forse la squadra entra con un senso di inconscia superiorità, è come se avesse bisogno che qualcuno gli dia la sveglia. C’è anche un approccio tattico e di baricentro in cui Chivu ha voluto fare uno step ulteriore rispetto all’anno scorso nell’idea di una compagine sempre più alta e dominante, che sta comunque creando qualche problema nel raccordo tra reparti. C’è sicuramente un problema di difesa poco protetta, le attitudini dei centrocampisti e degli esterni sono molto offensive, ma quest’anno sono ancora di più aumentate, per di più Barella in certe partite rincorre meno l’avversario, Mikhitaryan che era un’altra mezz’ala che rincorreva dietro ora gioca meno, anche sugli esterni è raro vedere Dimarco e Diouf intercettare un cross o rubare palla in un contrasto, sono due ali offensive, più che terzini; l’assenza di Calhanoglu toglie poi l’unica vera diga davanti alla difesa della squadra e rende il centrocampo più disordinato. I difensori centrali presi individualmente sono uno più forte dell’altro, ribadisco che come organico non ci sono reparti difensivi superiori al nostro in Europa, ma l’addio di Acerbi e Devrij ha tolto leadership al reparto, ma anche difensori vecchio stampo che sanno marcare in area e francobollare il centravanti fuori dall’area. In realtà poi il vero Stones non si è ancora visto, tra infortuni e ritardo di condizione causa mondiali. Del portiere invece si è già parlato abbastanza, inutile tornarci. In particolar modo nell’ultima partita a Roma a mio modo di vedere, ne’ portiere ne’ difensori centrali hanno fatto una prestazione da sotto il 6, nessuno di loro, anzi, nelle precedenti certamente, ovvio, ma non nell’ultima, dove nel primo tempo il problema è stato la mancanza di compattezza a centrocampo e l’incapacità del terzetto mediano di legare tra loro e raccordarsi con gli altri due reparti. In questo momento mi sembra anche che il vero nucleo fondante dello spogliatoio, oltre ovviamente a capitan Lautaro, ma che è il terzetto italiano Bastoni-Barella-Dimarco, non ci sia tanto sul piano psico-fisico, sopratutto Dimarco, mentre Bastoni fa sempre il suo, però non ruggisce, Barella è un po’ altalenante, passa da grandi partite a partite dove si perde a protestare e lamentarsi coi compagni. Ad ogni modo nessun allarmismo, la classifica parla chiaro, però abbiamo anche vinto contro un’ Udinese e un Monza completamente rimaneggiati, a Cagliari invece contro dei rossoblù sulla cresta dell’onda, ma rischiavamo di prendere un pari beffardo, con il Napoli alla fin fine è stata una gran partita, in svantaggio 0-2 è vero, ma rimonta con cuore, carattere, grinta, infine a Roma invece il primo tempo è stato sul piano di integrazione di squadra inguardabile, poi alla fine si rischiava di vincere pure lì, però da riflettere. Ma ripartiamo dal secondo tempo. Madrid ci ha detto che non è che se vai in Europea con mentalità offensiva allora di conseguenza automatica vinci, ci vuole sempre equilibrio e non perdere identità. Ora una bella sosta, per portare i nuovi che hanno fatto anche i mondiali in condizione, ci sarà uno Bud Spence in più e di fatto uno Stones in più, Spence potrà portare più solidità nella fase difensiva, recupereremo tutti gli infortunati, i nostri italiani faranno bene in nazionale e torneranno belli carichi.