Siamo come gli alpini che scalano una montagna, come Prisco insegna

Il bagnato del sudore e della pioggia, la carne del cuore e attributi, la terra dello spessore e della bellezza, vincere così è ancora più bello. Non è necessario fare scorpacciate di gol e regali degli ed agli avversari, ma vedere una squadra che lotta senza rinunciare al bello e alla visione della porta, dà più soddisfazione.

C’è chi dice che l’Inter si basa ancora sulla polpa del nucleo fondante arrivato ad Appiano quattro-cinque anni fa e più, in realtà una bella bistecca non è mai buona senza un contorno di una montagna di patatine fritte, come direbbe Kit Carson, e allora chiedere a Mikhitaryan, Thuram, Carlos Augusto, Pio, Bonny, Zielinski, ma ecco che crescono Diouf, Sucic, Bisseck, piano piano Luis, Chivu non molla nemmeno Jei Martinez, Calhanoglu non tramonta mai e invece gli ultimissimi arrivati Stones, Curtis, Spence e così via? Un po’ acciaccati invero, ma è presto per chiamarla “rotti”, vediamo e aspettiamo.

Barella ha detto che negli ultimi anni l’Inter è stata al livello di Psg e Barcellona, la storia e i fatti gli danno ragione, con due finali di Champions disputate, anche se questa affermazione farà venire l’orticaria a chi vede l’Inter con fastidio epidermico, ricordate quando Calhanoglu disse “se giochiamo come sappiamo siamo ingiocabili”, apriti cielo, manco avesse offeso il Papa.

In un’epoca in cui i cattivi maestri insegnano a perdere il senso della legalità, l’etica del senso dello studio e del lavoro, che bello vedere un 1-0 sudato dove nessuno regala nulla a nessuno. Battere lo Shakhtar Donetsk è una vittoria di grande prestigio contro un team di grande valore, cresciuto negli insegnamenti di un bravo maestro di Chivu, Mircea Lucescu. Una tifoseria che sa cosa vuol dire vedere la propria città invasa, costretta a giocare lontano da casa da anni.

La stagione è lunga, questa champions sarà una montagna da scalare, ne’ un sogno ne’ una cosa garantita, ma una montagna da scalare. Gli alpini però ce li abbiamo, il generale anche, la proprietà c’è a dispetto di quello che si dice in giro, i dirigenti competenti e qualificati. Lo scudetto? Vinto manco per nulla, siamo i favoriti certo, ma rispettiamo gli avversari più di quanto certi pseudotifosi e opinionisti delle squadre avversarie rispettano le loro squadre, pur di svalorizzare quello che ritengono ormai un esito scontato del campionato. Siamo chiaramente i principali candidati, ma i competitors sono tantissimi, non siamo nel campionato francese, spagnolo o tedesco, dove chi arriva primo lo fa da solo.

Allora, mettiamoci il berretto degli alpini di Peppino Prisco, riempiamo lo zaino e non dimentichiamo il buon umore e l’ottimismo degli alpini. Ed anche un buon bicchiere di vino italiano.