Gattuso e la nuova linea umile

L’Italia cerca i mondiali

Rino Gattuso, il nuovo ct della nazionale, sta dando una nuova veste alla nazionale, o se vogliamo sta riprendendo alcuni principi del nostro calcio italiano. Mi ha colpito sopratutto una sua recente affermazione: “Ho detto ai giocatori che noi italiani anche quando abbiamo vinto non siamo stati mai i più forti”. E lui di vittorie ai mondiali se ne intende. Quindi l’Italia ha sempre vinto partendo dalla consapevolezza che non siamo più forti dell’avversario. Quando invece pensiamo di essere più forti, quando perdiamo questo carattere di umiltà, perdiamo anche sul campo. Sagge parole che mi hanno fatto riflettere, ma sopratutto in controtendenza agli ultimi anni, dove l’ossessione del dominio sugli avversari e del possesso palla ha prevalso nel gioco della nazionale. D’altra parte Gattuso, nella sua vita calcistica è sempre stato un gregario, ma attenzione, un gregario di alto spessore, di livello, in un certo senso di qualità a modo suo, nel senso che il suo mestiere lo sapeva fare molto bene. Scarpe grosse, cervello fino, si diceva una volta. In questi giorni mi è rivenuta in mente una sua dichiarazione da calciatore, suonava più o meno così: “Quando mi alleno con Kakà o Ronaldinho, io potrei giusto portargli le scarpe”, o una cosa del genere, ma il concetto era quello. E questo non toglieva il fatto che Gattuso era un giocatore fondamentale negli equilibri e non solo equilibri del Milan e Kakà e Ronaldinho non potevano fare a meno di lui. Tutto l’opposto di allenatori che sono stati anche loro mediani, ma guarda caso non sono mai andati oltre la serie C. E non è un caso. Mediani anche loro sì, ma non di spessore, altresì mediocri. Questi allenatori poi guarda caso hanno avuto sempre problemi coi numeri dieci, i numeri nove, i capitani, i giocatori di qualità.

Orbene non resta che aspettare la sfida di novembre contro la Norvegia, ma chiaramente ora rituffiamoci nella nostra Inter.