Marito infedele, ma Mancini è l’uomo giusto per la nazionale

Nuovo ct dell’Italia

La scelta di Bobby gol per la guida degli azzurri ha scontentato molte persone, ma è la migliore scelta possibile, così come Ranieri direttore

Alla fine sarà Roberto Mancini il nuovo allenatore tricolore, molti hanno detto che era sconveniente perchè l’ex tecnico ha abbandonato casa Italia per andare ad allenare tra gli sceicchi, però c’è chi dice che il vero nodo del contendere e della rottura era la presenza del suo staff, ma poi davvero si può pensare che era meglio Pirlo, Conte o Gattuso? Se si risponde alla domanda chi è stato l’allenatore più vincente negli ultimi quindici anni della nostra selezione la risposta è ovvia. Con Roberto abbiamo vinto un europeo che molti hanno frettolosamente dimenticato. Inoltre la sua capacità di selezionatore, di convocare e scovare gli uomini giusti è decisamente superiore in maniera manifesta rispetto agli altri, pensiamo a Gattuso, che ha lasciato a casa giocatori che potevano essere utili, per non dire della capacità di rapportarsi coi calciatori, una prerogativa in cui Spalletti è totalmente mancato. Ci sono poi piazze in Italia che non hanno mai amato la nostra nazionale, pensiamo a Italia-Argentina del 1990, ma ora pretendevano di decidere loro imponendo Conte. Non si fa così.

La conferenza stampa con Malagò e Ranieri devo dire mi è piaciuta, l’ex tecnico di Leicester e Roma ha toccato i punti giusti, basta con il tiki-taka all’italiana, torniamo al calcio italiano vero, ovviamente modernizzato ma senza snaturare, alla valorizzazione dei talenti, ai numeri dieci, ai grandi numeri nove, di cui la nostra storia è ricca, inutile anche elencarli, ma per fare questo come ha detto Ranieri bisognerà lavorare sulle scuole calcio, sul numero di stranieri in serie A necessariamente da limitare, oggi sono il settanta per cento nelle rose, una bella eccezione però è l’Inter. Ma bisognerà mettere mano anche sul metodo Coverciano, in cui i burocrati “bulgari” che rilasciano i patentini sono omologati nel dogma del calcio sacchiano e collettivista.

Al lavoro e alla lotta dunque, le nostre nazionali giovanili primeggiano nel mondo, non disperdiamo i nostri talenti e forgiamoli.