RIP BECCA
Evaristo Beccalossi è salito in cielo nella giornata di oggi nella sua Brescia, all’età di 69 anni. E’ stato uno dei più grandi fantasisti e numeri dieci della storia dell’Inter e della storia del calcio, ha iniziato la carriera di calciatore col Brescia dove in una partita dribblò cinque avversari uno dopo l’altro, non era poi necessario segnare

Nonostante sia stato un grande artista del calcio, tutti oggi lo ricordano anche e sopratutto per il grande uomo che era, d’altra parte anche il pubblico televisivo lo ha conosciuto per le sue doti umane come opinionista di telelombardia, una volta appesi gli scarpini al chiodo. Proprio in questo senso i decani di questa tv come Gianluca Rossi, Alfio Musmarra e Dodo Longhi che lo hanno conosciuto personalmente, oggi ne hanno fatto un ritratto commovente e sentito. Ironico, sfrontato, sincero, ma anche rispettoso di tutti e rispettato da tutti, mai esacerbato, in vero stile interista. Ma tornando al campo, dal 1978 al 1984 è stato il vero idolo di San Siro vestendo la casacca neroblue. Il Becca non era un atleta, era un calciatore, che è un’altra cosa, il suo assolo era il dribbling che anticipava i suoi riccioli svolazzanti e tutti i difensori, però non era sempre la stessa giocata copiaincollata basata sulla corsa e sulla velocità di esecuzione come fanno oggi a Parigi, ma invece sulla creatività e l’imprevedibilità, imprevedibile come la sua costanza di rendimento. Per qualcuno infatti il suo erede è stato Recoba, altro artista di un’altra Inter che vinse poco, ma sognò e fece sognare molto. Fece parte di un’Inter che non vinse in Europa ma ci arrivò vicino, come l’Inter attuale, molto amata dai tifosi. Purtroppo io personalmente non l’ho vissuta perchè ero troppo piccolo, inoltre è una beneamata poco raccontata e ricordata dai media, forse proprio perchè non vinse tantissimo, pur rimanendo sempre tra le prime e conseguendo comunque uno scudetto e una Coppa Italia, ma l’ho conosciuta tramite chi l’ha vissuta allo stadio, i tanti tifosi che gremivano il tempio, infatti se si va a vedere le immagini e le statistiche si scopre che in quei primi anni 80 il Meazza era quasi sempre stracolmo, erano anche gli anni in cui Milano superava i cupi anni 70 di piombo e ritrovava la gioia di vivere e stare insieme e divertirsi, forse come oggi sarebbe bello superare i cupi tempi dei social, ma stiamo divagando. L’Inter di Beccalossi è quindi un’Inter che non è entrata nella leggenda del calcio, ma è entrata nel cuore del suo popolo. Tornando ad Evaristo, viene da chiedersi se nel calcio di oggi avrebbe trovato spazio, infatti non era ne’ un centometrista, ne’ un marcantonio di un metro e novanta, ma nemmeno un esecutore robotico dei dettami tattici di certi allenatori contemporanei, ma forse con Chivu sì, con lui probabilmente avrebbe trovato posto in squadra.
Ora è in paradiso a fumare e se ne ha voglia, farà un dribbling, facendo innamorare gli dei.













