Il racconto della grande giornata dei portieri italiani

Pochi gol in serie A, merito in primis dei numeri uno

Foto calciointer

Il portiere italiano, questa figura colossal che ci ha dato lustro nel secolo scorso, l’abbiamo conosciuta, ma poi dopo Buffon sembrava essersi persa, con quei Meret e quei Provedel che non maturavano, quel Perin che si è un po’ perso, ma intanto Provedel inizia ora a macinare nella Lazio, c’è sempre quel Donnarumma che però se ne è andato all’estero, ora invece sembra il momento della riscossa dei nostri portieroni nazionali. Oggi abbiamo assistito all’ennesima prestazione mostro di Elia Caprile del Cagliari, bravo sui tiri da fuori come sulle uscite, pure a mettere la figura del corpo negli uno contro uno, a trattenere il pallone evitando il tap-in, tutto questo contro l’arrembante Como degli stranieri come già invero lo avevamo visto a Napoli il portiere cagliaritano, caduto però in quella circostanza solo al 90′. Il vecchio Montipò del Verona invece oggi a Lecce ha blindato la sua porta, con una partita di rara sicurezza e garanzia, un altro 0-0, storcono il naso in tanti, ma è calcio vero, grazie non solo ai portieri ma anche ai difensori. Alle 18 si è quindi giocato il derby della Mole, a difendere la porta dei granata c’è Paleari, e chi lo conosce, giocava nel Benevento fino all’anno scorso, ha 33 anni, una vita a farsi la gavetta nelle serie minori, tanta serie C, stasera ha vissuto una serata da eroe tanto di personalità quanto meritata, ha guidato la difesa, è uscito su tutti i palloni senza dare tanto credito alla estetica, ha parato tutto, e mettiamoci anche Di Gregorio della Juve, che anche lui con una gran parata ha mantenuto, ancora una volta in questo sabato, il risultato sullo 0-0. Il Toro non vince in casa della Juve da 30 anni, ma stasera ha fatto una bella figura grazie soprattutto al suo Paleari. In punta di lancia c’è comunque sempre Carnesecchi dell’Atalanta, futuro numero uno della nazionale italiana.

Tornerà il tempo dei centravanti, sempre che gli allenatori li mettano in condizione di segnare, intanto godiamoci questi portieri. Nel frattempo sappiamo che non puoi fare a meno dei numeri nove, solo contando sui gol dei centrocampisti o sui calci piazzati, a meno che non sono quelli dell’Inter, che in controtendenza viaggia con una media di 2,5 gol a partita, proprio grazie al contributo realizzativo di centrocampisti, esterni e difensori. Noi però siamo una eccezione, un’isola felice, che comunque può contare anche su dieci gol finora realizzati in campionato dal reparto attaccanti. Noi dell’Inter siamo una fabbrica del gol, dove segnano tutti, attaccanti e non, in alcune singole partite abbiamo pure preso qualche gol di troppo, ci lavoreremo, ma abbiamo fatto anche tanti clean sheet.

Tornando allo stato dell’arte del nostro campionato, ora si scatenerà il pensoso dibattito sui pochi gol, ma in realtà se vai a vedere si segna poco in tutti i campionati europei. Gli allenatori contemporanei, dopo aver abolito i numeri dieci, vogliono sacrificare anche i numeri nove, quasi abolire pure loro, vogliono fare tutti i Guardiola del Barcellona degli anni 2000, non rendendosi conto che poi il Guardiola posteriore del Manchester City si è blindato prima con un centravanti come Aguero e poi con uno come Halland.

Vedremo l’evolversi della situazione generale, felici di avere Chivu.