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Fischi a Candreva, tedeschi in bermuda e il saluto a Bersellini nel pomeriggio di San Siro

I tifosi del Genoa a San Siro. (foto Calciointer.net)

San Siro riapre i battenti a due settimane da Inter-Spal e sono ancora 4950o i tifosi nerazzurri a gremire (come diceva Sandro Ciotti nelle sue radiocronache) gli spalti. La cifra, per quanto riguarda i tifosi nerazzurri, è la stessa di Inter-Spal, a far la differenza nel computo totale sono i tifosi ospiti, 4000 gli spallini, circa 500 i genoani oggi. E anche per questa domenica la società ha preparato una coreografia con i cartoncini, questa volta più elaborata, che ricopre tutti e due gli anelli, a parte la curva nord, che si mantiene autonoma. Arrivo al Meazza come sempre con largo anticipo, bevo un caffè, un gruppo di tedeschi gira in bermuda nell’antistadio come se fosse ancora estate, passeggio per il mio settore, ma il Meazza si riempie con calma. I tifosi da Genova sono decisamente al di sotto delle loro possibilità e della loro storia, forse delusi dall’ultima stagione e da un inizio di campionato che li vede in zona retrocessione, ma riempiono comunque il settore di diversi bandieroni come è nella loro tradizione e si raccolgono compatti dietro gli striscioni “Brigata Speloncia”, “Claudio” (il ragazzo ucciso da un gruppo di  milanisti nel ’95) e “Carruggi”, più altri stendardi. I loro cori però saranno sporadici, nonostante il Genoa rimanga in partita fino alla fine, ma paradossalmente più possenti dei ferraresi quando decidono di raschiare le ugole. Dall’altra parte la curva nord è quasi piena e ricorda con uno striscione mister Bersellini, “integrità e purezza, il calcio quello vero ha perso un gigante, fai buon viaggio mister Bersellini”, è il messaggio dei Boys. Il tifo interista è costante nel primo tempo, mentre nella ripresa, come spesso capita nelle partite brutte, ci si dedica più a beccarsi coi tifosi ospiti, con i quali ci sono vecchie ruggini e provocano non poco, ma si ritorna a sostenere la squadra nel finale, con l’ausilio dei tamburi. L’apogeo è al gol di D’ambrosio, quasi insperato e tutto lo stadio partecipa alla festa liberatoria, ma quanti mugugni nell’arco dei precedenti 87 minuti! Nello specifico è risultato praticamente pieno il settore arancio, quasi pieno il blu, meno gente al rosso, quasi pieni primo verde e secondo verde, rimasti chiusi al pubblico terzo rosso e terzo verde. Significativo, però, che l’applauso più ridondante e prolungato se lo sia preso l’ex Pandev al suo ingresso in campo, eroe del triplete, che all’epoca era un rincalzo e veniva anche criticato, ma oggi è risultato il giocatore di maggiore fattura tra i 28 schierati. Pesanti fischi invece all’uscita di Candreva, fischi anche all’uscita di Brozovic, che si li è beccati anche durante la partita, quando ha battuto un corner in maniera svagata, risparmiato all’uscita Borja Valero, comunque improperato durante il match, ma forse perchè il pubblico era concentrato ad applaudire l’ingresso di Karamoh, nuova stellina nerazzurra. Applausi di incoraggiamento anche per Dalbert, dopo due tiri strozzati e lontani dallo specchio della porta. Alla fine è bunker San Siro, terza vittoria e zero gol subìti contro Fiorentina, Spal e Genoa. Ma non può sempre andar bene. Ora l’Inter andrà a Benevento, la prossima in casa il 15 ottobre e sarà derby, già esaurito, poi un infrasettimanale con la Sampdoria, sempre parlando delle partite in casa, e il Toro a mezzogiorno il 5 novembre. Amala.