Editoriali

La rivoluzione divora i propri figli

mancini thohir bolinbroke in ritiro 2016Ennesima rivoluzione in casa Inter. Siamo al settimo cambio di allenatore in sei anni. Mancini se ne va, arriva De Boer. Auguri. Val la pena elencarli: Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri, Stramaccioni, Mazzarri, Mancini e ora De Boer. Una lista che manco i rotoloni Regina. Certo, non tutti erano adeguati a gestire una panchina complessa come quella dell’Inter, ma tanti sono stati rosolati in una grigliata collettiva insieme all’asado. (Continua sotto)

E se non tutti erano adeguati, che dire di Ranieri, liquidato dopo sei mesi e qualche anno dopo capace di vincere lo scudetto più incredibile della storia del calcio mondiale sulla panchina del Leicester. E Stramaccioni? Il bambino prodigio prima esaltato e poi abbandonato a se stesso. Niente da fare, l’Inter va avanti di rivoluzione in rivoluzione e la rivoluzione divora i propri figli, come Mancini, accolto come un comandante dalle virtù salvifiche e messianiche un anno e mezzo fa e ora condannato al rogo dalla piazza virtuale, ben indirizzata da una campagna di stampa feroce e insinuante. Attento Frank De Boer, quelli che ti accolgono come un eroe oggi, sono gli stessi che ti massacreranno alla prima mossa sbagliata, come hanno fatto con Mancini. Intanto la dirigenza se la cava sempre, l’allenatore è il capro espiatorio e nessuno la mette in discussione. Come quel Thohir, che non sa nemmeno come è fatto un pallone, che voleva il progetto giovani e scelse uno come Mazzarri per guidarlo, o Bolingbroke, l’addetto alla biglietteria dello stadio di Manchester, spacciato per un grande dirigente internazionale, con stipendio da top-player. E i cinesi? Ombre cinesi. Ma è tutta colpa dell’allenatore.