Deludente pareggio a Firenze. Come con l’Atalanta andiamo in vantaggio presto, questa volta prestissimo, non la chiudiamo e nella ripresa ci abbassiamo tantissimo, subendo il pareggio ancora con tap-in dopo una respinta corta di Sommer.
E’ vero che ha ragione Kolarov a dire che in fondo un pareggio in trasferta ci può stare ma con l’Inter sembra tutto scontato, però io sinceramente sono preoccupato per la condizione psicofisica della squadra, per l’assenza di unghie e denti. La buona notizia è che Lautaro non andrà in nazionale, rientrerà dopo la sosta contro la Roma. La sua assenza e quella di Calhanoglu sono state devastanti, infatti il rientro di Calha nel primo tempo aveva dato più ritmo alla squadra e la sua sostituzione ha schiacciato i nerazzurri e spento la luce. Il gol del vantaggio è arrivato da una rimessa lunga di Dumfries, lavoro sporco in area di Pio, raccoglie Barella che crossa per lo stesso Pio, girata di testa in diagonale perfetta. Sembrava tutto in discesa invece ci siamo piano piano lentamente spenti e messi su una china brutta e tortuosa. L’unico pericoloso al tiro è sempre Pio, che strozza il diagonale, fuori di poco. Oltre la condizione atletica io percepisco un po’ di braccino corto, se non paura, ma il gol subìto si poteva evitare, la rassegna degli errori è clamorosa in questa circostanza: Barella perde palla davanti all’area, Sommer subisce un tiro lento e morbido e non riesce nemmeno a trattenerlo, Bisseck è in ritardo sulla respinta e non spazza, Ndour può insaccare comodamente. Nel finale sempre e solo Esposito impegna il portiere, subito dopo l’arbitro fischia la fine.
Il 5 aprile ospiteremo la Roma, prima Napoli e Milan si affronteranno nello scontro diretto, i rossoneri sono ora a sei punti, i partenopei a sette. Per questi giocatori vincere questo scudetto deve essere una questione di vita o di morte, farà la differenza sul ricordo che avranno per tutta la vita i tifosi del loro ciclo di esperienza all’Inter, vincerlo ammorbidirebbe anche i più delusi dalla sconfitta in finale di Champions un anno fa, passerebbe allora alla storia una squadra che ha vinto tre scudetti in sei anni, perderlo cambierebbe tutto, tutti si ricorderanno di un gruppo che ha perso due finali di champions e ha gettato al vento due se non tre scudetti, vincendone solo due. Nei prossimi due mesi questi ragazzi devono vivere solo per l’Inter, non pensare a cosa faranno in futuro, ora è tempo di presente e di scrivere la storia giusta. O l’oro nelle mani o un pugno di mosche.