Vento, pioggia, rabbia, cuore, la giornata a San Siro

Tifocronaca Inter-Atalanta 1-1 del 14 marzo 2026

Una partita di domenica alle 15 è diventata ormai come il capodanno, capita una volta all’anno, allora non si poteva mancare all’appuntamento, anche perchè la squadra necessitava di un rinforzo da parte del pubblico dopo il derby perso e di tutto il sostegno, che non è mancato, ma alla fine gli interisti s’incazzano e ne hanno ben donde

Insomma, lo avranno pensato tutti, una volta che si gioca di pomeriggio immancabilmente piove, ma ciò non ha fatto desistere il popolo nerazzurro, presente in quasi 75mila per il derby lombardo, sfidando anche un persistente vento gelido. I tifosi bergamaschi invece possono entrare allo stadio soltanto se in possesso della Dea Card, quindi si presentano solamente in 512, silenziosissimi ed in un angolino fino al 70′, si faranno sentire infine solo con un paio di cori, ignorati dal resto del pubblico. Allora parte del settore ospiti è stato destinato ai tifosi interisti, che lo hanno riempito appieno, come il resto dello stadio. La curva nord inaugura la disputa con lo striscione “Combatti e lotta perchè noi siamo sempre con te..”, esibendo una sciarpata ad inizio gara e con il consueto sbandierìo. Tanti simboli di Milano nelle bandiere. Tifo incessante e tambureggiante per tutta la partita, seguito dal resto del pubblico solo ad inizio gara, quando vengono cantati i cori più coinvolgenti, quelli che ci hanno appassionato negli anni scorsi. Lo stadio però si è acceso anche dopo il gol di Pio e ovviamente come detto nel finale di partita incandescente. Intorno al 20′ partono i canti a sostegno di Bastoni, belli compatti, invece Barella è veramente croce e delizia del pubblico, i suoi errori suscitano un misto di applausi di incoraggiamento con qualche impropero, ma nessun fischio, poi quando il sardo esce sostituito viene applaudito e incoraggiato da quasi tutti. Io stesso sono in preda ad una sorta di sdoppiamento, prima lo incoraggio, poi all’ennesimo errore impreco pure io. Anche Thuram fa arrabbiare non poco gli interisti, mille palloni persi e poca grinta. Al terzo anello centrale il clima è intirizzito, quasi di montagna, le mani gelano, ma il cuore è caldo e partecipe, a parte un turista alla mia destra che guarda il suo iphone tutta la partita, ormai sono abbonato a questo tipo di presenza che mi capita ogni volta, ricorderete il turista inglese che dormiva placido in una partita precedente, ma per il resto intorno a me ci sono interisti doc ed autentici, davanti infatti un paio di anziani che imprecano in veneto dotati di berretta d’ordinanza, molto più british incredibilmente la famiglia campana, ma interistissima, che segue comunque composta il match, non mancano anche i tecnici, molto competenti, i quali non capiscono effettivamente le sostituzioni di Chivu, e la grande passione dietro di me, con sostegno costante. Inutile dirvi cosa è successo nel finale, non sentivo San Siro ruggire e fischiare così dagli anni 90, poi la curva incita fino all’ultimo respiro gli assalti finali dei ragazzi. Durante la partita non sono mancati cori a favore anche di Chivu e Pio, ma al fischio finale ho solo voglia di andarmene, la discesa della rampa è accompagnata da pensieri torbidi e poco morbidi di non seguire più il calcio, sento pure altri tifosi dire “è l’ultima volta che vengo allo stadio”, ma poi la lunga camminata di 5 kilometri che distano da casa sotto la pioggia battente e il vento persistente, senza ombrello, mi caricano di più.

In questo momento penso solo, prendiamoci a tutti i costi questo scudetto, non parliamo del prossimo calciomercato, della società, dei dirigenti, facciamo capire alla squadra che l’unica cosa che vogliamo in questo momento è quello che i ragazzi di Chivu meritano, non è il momento di mollare.

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Amala.