Editoriali

lo scudetto di Medel, il coraggio di Mancini, la gratitudine per Moratti

sfondo 67L’Inter è da scudetto? La domanda del momento è ora questa e ognuno può portare le sue considerazioni, le sue note, le sue sensazioni. Ma, in realtà, è un interrogativo che si può tranquillamente sospendere, non per scaramanzia, ma perchè il fardello quest’anno è tutto su altre squadre, i nerazzurri invece possono lavorare con inconsueta serenità, partendo dalle basi, dalle fondamenta della casa, come ha detto Mancini. La partita di ieri sembra il copione di un film, Cenerentolo Medel diventa l’eroe della serata, mentre il divo Icardi viene fatto scendere dal piedistallo. Bello, molto bello, ma non esageriamo, Icardi va giustamente in castigo per le sue parole insolenti, ma anche lui tornerà ad essere utile in futuro, servirà anche lui, ma non è indispensabile. Ora è una carta come le altre. Per il momento questo 4-5-1 serio e compatto con questi interpreti è troppo bello per non essere riproposto. Intanto Medel si gode il suo meritato momento, ma forse lo scetticismo nei suoi confronti era dovuto anche all’eccessiva enfasi demagogica con cui molti addetti ai lavori lo hanno sospinto volendone fare una sorta di Gattuso interista o dipingendolo come un Paul Ince. Medel ti amiamo, ma non spacciamolo per un fuoriclasse. (Continua sotto)

Tornando alle favorite per lo scudetto, la Roma è sempre vittima della sua presunzione, il Napoli è bello anche se gonfiato mediaticamente, la Fiorentina può essere la sorpresa, la Juve può rimontare e l’Inter.. zitta, zitta. Non diciamo nulla. Passiamo alle scelte di Mancini. Il tecnico nerazzurro non sarà il migliore del mondo, ma di certo è il più coraggioso. Sapete tutti com’è il calcio italiano, non devo dirvi cosa sarebbe successo se l’Inter avesse perso dopo aver lasciato in panca Icardi o se Gervinho e Salah avessero vinto i duelli con D’ambrosio e Nagatomo. La forza è però nell’umiltà, la squadra deve esaltare le individualità, ma le individualità non devono remare contro la squadra. Ieri si è visto uno spirito di squadra e un approccio da Atletico Madrid di Simeone e il pubblico ha dato una grande risposta, da anni non si vedeva un San Siro così pieno per un match che non fosse contro il Milan o la Juve. E nei big-match l’Inter inizia ad esaltarsi, 1-0 al Milan, 1-0 alla Roma e 0-0 con la Juve. Con la Fiorentina sembra sempre più un incidente di percorso. Il segreto è affrontare queste partite da sfavoriti, ma senza sottostimarsi. In undici partite ci hanno fatto gol solo quattro squadre (Carpi, Fiorentina, Sampdoria e Palermo), porta inviolata in sette partite (Atalanta, Milan, Chievo, Hellas, Juventus, Bologna e Roma). A parte la Fiorentina, San Siro è un fortino granitico. La mente va al gruviera degli anni scorsi e diciamo la verità, per giocare a Milano, lo si vede anche guardando il Milan o l’Olimpia del basket, ci vuole personalità, non bastano valori tecnici o impegno. Giocatori come Miranda e Murillo non si perdono, hanno fame di emergere – Murillo – e freddezza – Miranda – e poi non temono l’uno contro uno. Mancini ha un piano, fare risultato con Torino e Frosinone, uscire indenne dal San Paolo nel monday night di fine novembre e poi sfruttare il calendario di dicembre-gennaio. Noi ci saremo. Infine, due parole per Moratti che vuole a tutti i costi (?) cedere le sue quote. A novembre 2016 sarà libero da contratto di farlo e Thohir non potrà più trattenerlo. Quando Moratti era il presidente, aveva posti di comando e di responsabilità, lo abbiamo anche criticato, mentre altri lo adulavano, dopo per lui abbiamo avuto solo parole di gratitudine per quello che ha dato e continueremo a farlo.

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