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Moratti ha deciso e sorprende tutti

Dopo averlo annunciato tante volte sembra strano e suona quasi falso annunciarlo un’altra volta, ma questa volta è vero. E’ arrivata l’ora di Thohir. A dirlo è proprio Moratti in un’intervista con il cuore in mano concessa alla Gazzetta, che non mancherà di spiazzare qualche granitica certezza. Ci sarà tutta l’estate per ripensare a questo momento storico, ora facciamo qualche commento a caldo sulle frasi più significative:

Il triplete è stato un’immensa gioia e un altrettanto immensa occasione sprecata, ecco cos’è stata…”

Moratti non fa sconti a se stesso, il triplete, il vero coronamento di un sogno inseguito per anni, quello di eguagliare le vittorie di suo padre, invece di metterselo sul petto come una medaglia, con grande sincerità viene collegato al disastroso periodo post-triplete. Moratti ammette di aver gestito male le ultime stagioni, quando si sarebbe potuto con una politica più assennata (ma anche più coraggiosa nel voltare pagina), mantenere l’Inter ad alti livelli, invece dello sprofondo verticale a cui abbiamo assistito quasi increduli.

“L’Inter è come una figlia. Una ragazza bellissima, con doti straordinarie – spiega Moratti -. Le dai tutto per farla divertire, perché è giusto così. Ma viene un tempo in cui è opportuno mandarla in collegio. La disciplina e l’educazione sono fondamentali per la sua crescita. Solo così imparerà a camminare da sola…”. 

Altro sguardo rivolto fugacemente al passato, prima di pensare al futuro, ed altra ammissione importante. E’ quello che gli è sempre stato detto, di gestire l’Inter con troppa bontà nei confronti dei giocatori. Ma dopo averla tanto viziata, ora anche per Moratti si rende necessario mandarla al collegio gestito dal severo rettore Thohir. Solo così potrà tornare grande, cioè in Champion’s League.

“L’ingresso di un socio asiatico, per esempio, quel mercato fondamentale te lo porta in casa. Ti costringe a cambiare indirizzo e abitudini manageriali. Ti apre al mondo e a nuove risorse in modo quasi automatico. Insomma, ti internazionalizza persino più di unTriplete…”

Apertura totale a Thohir e chiusura totale a tutto il chiacchiericcio intorno alla italianità e milanesità (e lo dico da milanese), compresa la maldestra sortita di Pellegrini. In Moratti il metro di paragone è sempre il Triplete, l’ingresso di Thohir diventa quasi una necessità e “l’internazionalizzazione” si pone su una scala ancora maggiore, ma è anche la vocazione stessa della squadra che da lì prende il nome. Non scordiamocelo.

“L’Inter sarà una società gestita in modo moderno e internazionale. Se servo, resterò a dare il mio contributo. Ma per favore non mitizziamo il mio ruolo. Lo chiedo anche ai tifosi: i presidenti simbolo a un certo punto diventano un tappo…L’Inter non è una mia questione personale. In fondo, non ho mai amato le poltrone.”

Questa è una brutta doccia gelata per tutti quei talebani più Morattiani di Moratti che osannano il presidente eterno e che bollano come pseudotifosi gli interisti che sostengono che Moratti ha fatto il suo tempo. Ora tra quei “pseudotifosi” c’è anche Moratti.

 

 

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