Inter-Brugge 3-4 Reti: 30′ rig. Tresoldi (B), 44′ Lautaro (I), 63′ Tresoldi (B), 74′ Tresoldi (B), 82′ Lautaro (I), 87′ Vermant (B), 90+3′ Bonny (I)
Quando racconti una partita finita 3-4 non sai mai da dove cominciare, ci sarebbero tante cose da dire e proveremo a dirle tutte, ma forse è meglio andare in ordine rigorosamente cronologico rimettendo insieme i pezzi o in questo caso sarebbe il caso di dire i cocci.

Fugace inizio dove nei primi sei minuti sembra che vogliamo fare il Bruges a pallini, la catena di destra Barella-Diouf promette fuochi d’artificio e qualcuno ne spara, poi succederà quello che succederà, con Diouf che dimenticherà completamente la fase difensiva, ma sto già divagando. La prima impressione dal vivo è che questa squadra scenda in campo con una autostima elevatissima, una grande convinzione nei suoi mezzi, ma che tenda a giocare con il fine di giocare bene più che di segnare, nell’idea che tanto alla fine la vinciamo. Nella ripresa invece succede che tutte le certezze e le sicumere siano crollate come un castello di carta col secondo svantaggio, ma ancora una volta non sto rispettando l’ordine cronologico. A livello individuale poi i giocatori sembrano delle palline di un albero di natale, si accendono e si spengono a intermittenza, prima si accende uno e fa una fiammata di dieci minuti mentre l’altra pallina dall’altra parte è spenta, poi si accende l’altra pallina ma quella che era accesa si spegne. Parleremo poi di come nel secondo la chivus band ha perso equilibri e distanze, ma anche il primo gol ci vede già nel primo tempo squilibrati, con rigore annesso per fallo di Calhanoglu, rimasto da solo a difendere sugli sviluppi di un calcio piazzato. Ma non ce la faccio a non arrivare al secondo tempo, dove il delitto verrà perpretato, ma intanto rispettiamo l’ordine cronologico e ricordiamo che i blackblues avevano pareggiato con una azione stupenda, assist di tacco di Dimarco e gol di fino di Lautaro.
La ripresa inizia a ritmi più bassi anche perchè due giocatori del Brugge rimangono a terra per svariati minuti (ma non li si poteva portarli fuori?), il ritmo si spezza e inoltre i belgi rinunciano al pressing alto del primo tempo mettendosi dietro compatti, intanto Lautaro vuole fare un altro gol di fino mettendo a sedere il nostro ex Sommer, che non si fa ingannare, quindi al 63′ il patatrac, Martinez, inteso come il portiere, decide una uscita che di certo non glielo ha decisa il cervello, il Brugge è di nuovo in vantaggio. Poco male direte voi, quante volte l’Inter è andata sotto in questa stagione e poi ha recuperato, invece stasera dopo il raddoppio di Tresoldi va in bambola totale, ma ci si mette anche Chivu che in maniera inspiegabile toglie Calhanoglu (a meno di un problema fisico), allora il centrocampo salta completamente, diventando tre estranei che vagano per il campo senza nessun legame tra loro e Zielinski davanti alla difesa denota ancora una volta tutti i suoi limiti. Anche a livello psicologico questa volta i ragazzi sembrano presi dallo sconforto e dalla paralisi, a parte Pio che subentrato al posto di un evanescente Thuram lotta come un leone. La tripletta di Tresoldi getta un po’ nello sconforto tutti, non ci vuole poi uno scienziato per vedere le due chiavi tattiche della partita, l’uscita di Calhanoglu getta nel caos il centrocampo nerazzurro, mentre sulle fasce i limiti difensivi di Diouf e Dimarco, tanto bravi in attacco, sono evidenziati dalle due ali avversarie Forbs e Virgili. Nonostante tutto Lautaro l’aveva riaperta portandola sul 2-3, nel frattempo però si era passati al tridente con l’innesto del seppur buon Bonny, il 2-4 di Vermant denota ancora di più la mancanza di equilibrio, inutile il gol di Bonny.
A questo punto mi sorge un dubbio, sia col Real che col Brugge siamo andati in Europa col vestito buono, tutti all’attacco, ultraoffensivi, a fare gli eurodominanti, ma poi zitti zitti sia il Real che il Bruges quando c’è da difendere nei momenti topici e punirci in contropiede lo hanno fatto, tutta questa storia che in Europa bisogna solo pensare ad attaccare, ad essere dominanti, e poi Real e Bruges ci infilano in contropiede, non sarà che Chivu è su scherzi a parte?
Riflettiamo.
Reti: 30′ rig. Tresoldi (B), 44′ Lautaro (I), 63′ Tresoldi (B), 74′ Tresoldi (B), 82′ Lautaro (I), 87′ Vermant (B), 90+3′ Bonny (I)
INTER (3-5-2): 1 J. Martinez; 31 Bisseck, 25 Akanji, 95 Bastoni; 17 Diouf, 23 Barella (14 Bonny 78′), 20 Calhanoglu (8 Sucic 67′), 7 Zielinski (5 Stankovic 88′), 32 Dimarco (99 Spence 78′); 9 Thuram (94 Esposito 67′), 10 Lautaro A disposizione: 12 Di Gennaro, 49 Provedel, 11 Luis Henrique, 22 Mkhitaryan, 28 Pavard, 30 Carlos Augusto, 46 Bovio. Allenatore: Cristian Chivu
CLUB BRUGGE (4-2-3-1): 1 Sommer; 64 Sabbe (41 Siquet 72′), 58 Spileers (3 Han-beom Lee 61′), 44 Mechele, 65 Seys; 10 Vetlesen (80 Lemaréchal 61′), 8 Potts; 9 Forbs, 20 Vanaken, 11 Virgili (67 Diakhon 83′); 7 Tresoldi (17 Vermant 83′) A disposizione: 29 Jackers, 81 Vanden Driessche, 16 Tsawa, 32 Dams, 39 Robberechts, 62 Audoor, 77 Vasovic. Allenatore: Ivan Leko
Arbitro: Rohit Saggi (NOR) Assistenti: Olav Dale – Haukåsen (NOR) IV Ufficiale: Kringstad (NOR) VAR: del Cerro Grande (ESP) AVAR: Soto Grado (ESP)
Ammoniti: Spileers (B), Calhanoglu (I), Akanji (I), Virgili (B), Han-beom Lee (B), Lemaréchal (B)
Note: ammonito Leko per proteste all’82’
Recuperi: 1′ – 7′
SQUALIFICATI Inter: – Club Brugge: –
DIFFIDATI Inter: – Club Brugge: –













