Editoriali

Andiamoci cauti a bocciare le riserve

Nagatomo festeggiato dopo il rigore vincente contro il Pordenone

La partita di ieri rischia di applicare una frettolosa etichetta alle riserve scese in campo contro il Pordenone, battuto solo ai rigori. La facile equazione è che le riserve non sono all’altezza dei titolari, ma questa affermazione è smentita dalla pessima prestazione offerta da titolari come Brozovic, Perisic, Gagliardini e Vecino. Addirittura i due croati sono stati, forse, tra i peggiori in campo, segno che tutto il gruppo, a parte qualche eccezione, ha preso sotto gamba l’impegno.

Giustamente, invece, Spalletti ha fatto autocritica in conferenza stampa, non avendo testualmente agevolato chi è sceso in campo schierando una formazione con soli tre titolari, mettendo le riserve tutte insieme in una volta e molte fuori ruolo, dando l’impressione di aver fatto una formazione un po’ a caso tanto per far giocare tutti, ma in questo modo togliendo stimoli e importanza alla partita e non inserendo le riserve in un meccanismo collaudato, ma mandandole allo sbaraglio.

E’ apparsa altresì umiliante la decisione di lasciare negli spogliatoi dopo 45 minuti il giovane Pinamonti, non certo tra i peggiori in campo e il meno colpevole. Perciò ci andrei cauto nel bocciare le riserve, definendole non all’altezza, alcune delle quali erano all’esordio praticamente assoluto. Un errore simile lo commise De Boer un anno fa, schierando formazioni tutte riserve in Europa League, andando incontro a figuracce epocali. Ieri è andata, alla fine, bene.

Un plauso va a Padelli, migliore in campo. Lui non ha preso sotto gamba l’impegno, ma in fondo è comprensibile. Interista fin da bambino, consapevole del suo ruolo di riserva di Handanovic, sapeva dall’inizio della stagione che l’unica occasione per mettersi in mostra sarebbe stata la coppa Italia, ma situazione diversa per gli altri, chi più, chi meno, speravano di giocare in campionato e il Pordenone, con queste modalità, senza titolari, è apparso un contentino. Certo, il solo indossare la maglia dell’Inter, il solo giocare a San Siro, dovrebbe essere un onore, ma purtroppo la realtà è un’altra.