In the memory of Sandro Mazzola

E’ forse tempo che anche io nel mio piccolo faccia un ricordo di Sandro Mazzola, il baffo, persino mia mamma lo ha ricordato subito come il baffo o il sandrino, per dirvi quanto fosse vicino a tutti, come Gigi Riva, Facchetti e tutti i grandi degli anni 60, ma sto seguendo da tre giorni con grande interesse e commozione tutti quanti lo hanno ricordato, il mio ricordo però è un po’ diverso e un po’ meno importante, è il ricordo di chi non lo ha visto giocare, essendo il sottoscritto nato alla fine degli anni ’70, ma non rende meno interessante la sua figura. Per me, infatti, per come lo ho conosciuto, Sandro Mazzola era già un dirigente dell’Inter, di tutta la sua vicenda di eroe della grande Inter, di grande campione anche della nazionale, di figlio di Valentino del grande Torino cresciuto nella famiglia Inter all’ombra di Giuseppe Meazza e Angelo Moratti, è tutto una grande e fantastica leggenda, ma che ho vissuto dopo nei ricordi degli altri e nello studio. Io “conosco” Sandrino già con i baffi grigi, per me è un reduce della grande storia dell’Inter chiamato dal giovane Massimo Moratti per ricostruire la seconda grande Inter, per me Mazzola è un dirigente che porta Ronaldo e tanti altri grandi campioni all’Inter, per me è un signore che non si atteggia in nessun modo da eroe e senza nessun senso di superiorità, è un signore alla mano, con un’aria famigliare, dedito alla costruzione di un’altra grande storia interista insieme a Massimo, con lui nella dirigenza degli anni 90 ci sono altri grandi personaggi degli anni ’60, come Suarez, Burgnich, Facchetti, Guarneri, tutti accomunati da questo senso di umiltà, di affabilità, da questa trasmissione senza presunzione di valori semplici, ma forti. Persino Herrera, il grande allenatore, il quale non era propriamente un umile, però lo conobbi con quella sua grande autoironia come opinionista nelle trasmissioni televisive degli anni 90. Ho sempre intravisto così a dire il vero un certo senso di disagio in Mazzola, ma anche in Burgnich, Guarneri, Facchetti, verso un calcio di quei anni, che aveva perso quel senso di familiarità, penso sinceramente ci sono giocatori che non hanno capito il senso della famiglia Inter, ed anche allenatori sopratutto, a parte Gigi Simoni ovviamente, il grande errore ammesso da Massimo esonerarlo ma perchè malconsigliato, mentre credo che l’Inter abbia ricominciato a vincere quando oltre a Javier Zanetti abbiano cominciato ad aggiungersi giocatori nella storia interista con il volto solcato dalla sofferenza come Cordoba, Samuel, Materazzi, Figo, Milito, Crespo, Cruz, Stankovic, Mihajlovic, così come gente di umanità capace di piangere come Toldo, Julio Cesar, Maicon, gente con il senso di appartenenza come Cambiasso e sicuramente dimentichiamo qualcuno e ce ne scusiamo, così come forse avrebbe voluto Sandro, pure allenatori come il figlio di Mantovani Mancini e Mourinho che avevano il senso della famiglia nonostante il loro ego. Alla fine ho divagato, come il cowboy del grande Lebowski, ma tornando a Mazzola, penso che il suo ricordo sarà indelebile. Un ricordo di famiglia, Mazzola c’è sempre stato, in maniera discreta, quando avrebbe potuto fare il protagonista, ma lui non ha voluto questo, ma protagonista lo è stato.
Sei nei cieli, sandrino











