Calciomercato / Editoriali

I fautori della rinascita e due dati da tener conto

Nei giorni scorsi abbiamo analizzato il calciomercato delle stagioni 2014/15, 2015/16 e 2016/17. Tanti acquisti, ma pochi i giocatori rimasti. Dei giocatori arrivati nel 2014 è rimasto il solo Berni, mentre nel 2015 invece si è iniziata a creare l’ossatura dell’attuale squadra, con gli arrivi di Brozovic, Santon, Miranda e Perisic. Dei giocatori giunti all’Inter nel 2016, invece, il solo Candreva risulta titolare oggi e molti sono già stati rivenduti. La svolta però avviene l’estate scorsa. Innanzitutto c’è un generale cambiamento di tendenza, su otto acquisti ben cinque provengono dal campionato italiano e tre di questi diventano titolari fissi, mentre i tre giocatori provenienti dai campionati esteri finora non hanno trovato spazio. Pochi si sono accorti che gli innesti di Skriniar, Vecino e prima ancora di Gagliardini avevano tutti un tratto comune, la forte fisicità. Amalgamati con chi c’era già, hanno prodotto una squadra dove nell’undici titolare i soli Nagatomo e Borja Valero sono sotto l’1,80. L’Inter è così diventata una squadra che non prende mai gol da calcio piazzato, vero punto debole degli anni scorsi. Ma torniamo al punto di prima: Nella formazione titolare, solo Miranda e Perisic sono stati acquistati direttamente dall’estero, tutti gli altri avevano già fatto un’esperienza nella serie A italiana: Handanovic all’Udinese, D’ambrosio dal Torino, Skriniar alla Sampdoria, Nagatomo al Cesena, Gagliardini all’Atalanta e al Cesena, Vecino all’Empoli e alla Fiorentina, Candreva alla Lazio e altre, Valero alla Fiorentina e Icardi alla Sampdoria. Se aggiungiamo il rincalzo più utilizzato, Eder (Empoli e Samp) o giocatori riutilizzati nelle ultime giornate come Santon, il discorso non cambia. Ma chi ha costruito questa squadra che sembra uscita da un lungo tunnel di anni di sofferenza? Due punti cardine risalgono ancora all’era Moratti, Icardi e Handanovic, poi è con l’arrivo di Mancini che la squadra, dopo il deludente mercato del 2014, inizia a ricostruirsi con gli innesti di Miranda e Perisic, oltre a Brozovic e Santon. La travagliata estate 2016 è condizionata dal caos societario e si aggiunge il solo tassello Candreva all’attuale formazione titolare. Poi l’estate scorsa è Spalletti, con l’appoggio di Sabatini e Ausilio ad avere le intuizioni giuste con Borja Valero, Skriniar e Vecino, arrivati tra mille scetticismi, ma prima c’era stato il colpo targato Suning con Gagliardini che inaugura una collaborazione tra la famiglia Zhang e la famiglia Percassi, che porta anche all’acquisto del giovane Bastoni (tutt’ora in prestito all’Atalanta). Quindi c’è ancora un po’ di Moratti in questa Inter, ci sono i primi mattoni di Mancini, c’è il lavoro di Suning nel creare sinergìe con l’Atalanta, ma anche il Torino e la Fiorentina, oltre ai tradizionali canali di Genoa, Samp e Lazio, infine Spalletti, Sabatini e Ausilio, mentre all’era Thohir possiamo ascrivere il solo D’Ambrosio. Le lezioni mi paiono chiare, a meno che non si tratti di stelle internazionali, fuoriclasse assoluti, meglio acquistare giocatori che hanno fatto già un’esperienza intermedia nel campionato italiano e non si può prescindere dai centimetri e dai muscoli nelle zone nevralgiche del campo.