Thohir a tutto campo

thohir intervistaNell’intervista di ieri Thohir ha messo alcuni paletti. Inanzitutto l’anno prossimo l’obbiettivo sarà arrivare in Champions, quindi minimo terzo posto. Per la prima volta dopo anni si torna ad avere degli obbiettivi chiari e prefissati. Poi il presidente ha fatto chiaramente capire che si cercherà di arrivare ad uno tra Dzeko, Torres e Morata. Probabile che sia Morata il vero obbiettivo, considerati gli ingaggi proibitivi di Torres e Dzeko, a meno che il Chelsea ceda in prestito lo spagnolo accollandosi parte dell’ingaggio. Il presidente ha poi ribadito lo spirito internazionale della società. Altro punto cruciale è il perchè dell’investimento nella serie A: Il Tycoon punta a coinvolgere gli altri presidenti per far tornare competitivo nel mondo il campionato italiano. Speriamo che i De Laurentis e gli Agnelli non lo facciano scappare a gambe levate. L’obbiettivo principale è vendere la serie A nel mercato asiatico, anche modificando gli orari delle partite adattandoli al fuso orario e perchè no giocare alcune partite in Asia. “Magari un giorno avremo un Inter-Milan a Singapore” ha detto Thohir. Cosa che farà necessariamente storcere il naso a molti, magari facciamo un’altra partita. Anche se la strada per evitare il declino ormai in atto del calcio italiano è quella ed è obbligata. Thohir si è definito un ambasciatore. Il suo ruolo è di fare da apripista di un progetto più ampio di investimenti e acquisizioni di imprenditori indonesiani in Italia. Ma torniamo ai risultati, perchè Thohir è stato chiaro. Tornare in Champions l’anno prossimo, tornare al top europeo tra tre anni, entrare nella top ten dei brand calcistici mondiali (ora l’Inter è quindicesima) e allestire una rosa di 22-24 giocatori dello stesso livello e con età media 26,5 anni. Non dimentichiamo che tra due anni c’è la finale di Champions a Milano. A proposito, è finito in secondo piano il progetto nuovo stadio, prima bisogna risanare il bilancio, ma tra due-tre anni si dovrà tornare a parlare anche di quello. Non possiamo farci superare dal Milan.

9 thoughts on “Thohir a tutto campo

  1. A parole Thohir ha un progetto chiaro in testa per la squadra, ma se il primo tassello è la conferma di Mazzarri (con annesso prolungamento di contratto) mi dispiace ma non ci siamo proprio. Non è con la conferma di questo mediocre allenatore che il tycoon indonesiano può ambire a progetti in ambito europeo per la nostra inter. La carriera e il palmares di Mazzarri dicono che può andar bene per squadre da zona retrocessione o da centro classifica, non certo per una squadra che vuole ritornare a primeggiare in Italia e ben figurare in Europa magari affidandosi anche a giovani di talento. Con il piangina tutto questo è solo utopia…
    Quindi mi dispiace ma se confermerà Mazzarri si dimostrerà solo un ingenuotto pronto a spendere soldi e investire in Italia ma che di calcio non sa nulla e che si fa consigliare e delega a dirigenti incompetenti (Fassone) le decisioni tecniche sul futuro della squadra.
    In questo modo la prossima stagione sarà un fallimento annunciato…

  2. Una società che si muove in modo assennato, specificando gli obiettivi da raggiungere e il relativo modus operandi, è quanto di più logico debba succedere all’interno di un club, e fa riflettere che qui all’Inter sia visto dai più come un evento: Buongiorno e buona giornata cari interisti!
    A scanso di equivoci tengo a precisare che non mi passa lontanamente nell’anticamera del cervello di mettermi a tifare contro l’Inter, facendo un favore anche agli ormai disorni cugini, per il solo desiderio feticista di veder cacciare un allenatore che per quanto mal sopportato da diversa gente, è l’allenatore che ha il compito di riportarci in Europa. Stare fuori dalle coppe europee porterebbe un danno principalmente all’Inter prima ancora che a Mazzarri.
    Ci sono paesi in cui una squadra appena retrocessa è salutata con cori di ringraziamento da parte del tifo di casa. Qui si arriva a tifare contro la propria squadra solo perché l’allenatore non è gradito. Forse non è solo la mancanza di organizzazione e di strutture ad avere portato il nostro calcio così in basso, ma anche la sua sub cultura priva di valori morali, prima che tecnici.
    Io non adoro Mazzarri ma non tiferò MAI contro l’Inter!

  3. Sul tifo contro sono d’accordo, non arrivo a tanto…. su tutto il resto ho qualche perplessità!
    Sul fare promesse e obbiettivi da raggiungere abbiamo sull’altra sponda del naviglio un esempio da non prendere dove il loro ad ha preso in giro negli ultimi anni tutti i tifosi del milan con proclami puntualmente smentiti dai fatti… le parole se le porta via il vento, contano i fatti!
    E se permetti dire valorizziamo i giovani e poi confermare Mazzarri non ha senso.
    Dire dobbiamo assolutamente giocare in Europa League la prossima stagione e onorarla nel migliore dei modi e poi confermare Mazzarri significa non conoscere la storia di Mazzarri in questa competizione.
    Puntare a vedere giocare l’inter con una mentalità europea e poi confermare Mazzarri significa capire poco di calcio.
    Io sono un grande tifoso interista e mi piacerebbe vedere l’inter trionfare come quattro anni fa ma non ho le fette di salame sugli occhi! Con questo allenatore l’inter non ha nessuna possibilità di fare quel salto di qualità che vuole Thohir.

    1. se uno ha una passione forte può anche sperare di soffrire adesso per stare meglio dopo.. Se un figlio o a un amico caro si innamorasse di una persona che sapessi per certo che non è la persona giusta, non speresti che la storia finisse, anche se questo lo farebbe soffrire !!??

    2. Riguardo alla scelta tecnica si può condividere quello che dici, anche se bisogna sempre ricordare che il calcio non è una scienza esatta. Vi sono fattori che vanno oltre i moduli tattici e sull’effettiva possibilità di vincere facendo un certo tipo di calcio. Parlando di calcio moderno ci sono infiniti esempi di allenatori che attuano una certa filosofia, diciamo così, di stampo europeo, anche se a dirla tutta sembrano più i soliti slogan messi in giro da questo nuovo modo di fare comunicazione e che richiama un certo rampantismo nato negli anni ottanta fatto di discutibili frasi a effetto ma di fragile consistenza. Oggi siamo circondati da allenatori molto bravi a far parlare di sé, grazie a un’attenta e studiata esposizione verso i media: Ospitate televisive, interviste, dichiarazioni e atteggiamenti studiati nei minimi dettagli. I primi a cascarci sono proprio i tifosi che si fanno incantare da questi presunti santoni, il che dimostra quanto siano abili i media a spacciare aria per arte, come nemmeno il più sveglio spacciatore di coca riuscirebbe a fare.
      Le società gestite da questi dirigenti figli diretti o indiretti dei tristemente noti yuppies, sono ormai diventate un enorme carosello hollywoodiano, dove al loro interno la parola “perdere” è bandita persino dal vocabolario, e dove sembra che nel loro personale campionato non esistano le retrocessioni. Salvo poi scoprire che la maggior parte dei club è fortemente indebitato, a causa della smania di dover vincere a ogni costo per tenere calma una piazza che fomentata da questi terroristi della finanza, non accetta più l’amaro a fronte di zuccherose e dolci promesse. Crespo ha recentemente detto che i dirigenti non devono fare i tifosi e viceversa. In un mare di ovvietà, veline, twitter, ragazzini trattati come rockstar, macchine con il vetro scuro e centri sportivi blindati (chissà perché poi) c’è anche qualche uomo vero che sa usare ancora il buonsenso.
      Fino agli anni ottanta potevi andare alla Pinetina e gustarti a bordocampo le gesta in allenamento di quelli che vedevamo davvero come i nostri ragazzi. C’era Altobelli che zompettava in una tutina di seconda mano che ne evidenziava oltremodo il fisico da “spillo”. Beccalossi che cazzeggiava con tutti, mentre il ruspante Gigi Radice lo punzecchiava in stretto dialetto milanese. C’era Angelo Recchi, il secondo portiere, una pasta d’uomo che si avvicinava ai fan più giovani con fare paterno e i suoi baffoni anni settanta. C’era Pasinato che quando tirava, spesso faceva finire il pallone sulla Milano – Chiasso per la felicità di chi era appostato vicino alla rete adiacente al boschetto. C’era Marini che sorseggiava il caffè del bar, dove si poteva entrare senza incorrere in un arresto o in una denuncia, essendo ricambiati con una stretta di mano o un autografo. Erano loro che venivano verso noi, che eravamo quasi intimoriti dalle circostanze. Ci spieghino questi sapienti manager tanto proni a mostrare numeri e statistiche, perché ci è stato levato questo.
      In estate tutti vincono almeno qualcosa ed è tutto un fiorire d’ottimismo ingiustificato. Nel mondo reale sappiamo benissimo che esistono i valori e nel caso specifico dell’Inter, è assurdo credere che una squadra che da almeno due anni stenta a mostrare un gioco quantomeno decente, basato su valori tecnici inferiori alle prime squadre che dominano il nostro campionato, possa trasformarsi di punto in bianco nel migliore Barcellona dell’era Guardiola o il più recente Bayern. Che dire del tanto acclamato Borussia Dortmund messo in piedi con quattro soldi e la maggior parte dei ragazzi del vivaio? Credete forse che sia nato dall’oggi al domani per solo merito di Klopp? Suvvia, c’è stato un importante progetto graduale che ha coinvolto tutti i settori della società: amministrativo per far quadrare i conti e tecnico in nome di un’identità che andava oltre i risultati. Se non hai i piedi buoni, non vai da nessuna parte.
      Adesso c’è questo refrain del calcio offensivo. Tutto bello e affascinante, ma in termini pratici sareste disposti ad accettare qualche ceffone preso magari durante il derby in nome di una filosofia che tra un anno o due ci riporterà nel calcio che conta? Oppure ai primi risultati negativi, salteranno fuori i soliti nostalgici del passato prossimo/remoto, che invocheranno l’anima santa dell’ex desaparecido Mazzarri?
      Oggi sento tanti interisti parlare di Gigi Simoni mentre una lacrima gli riga il viso, ma io ricordo bene cosa si diceva allora: Non abbiamo un gioco, si vinciamo ma l’anno prossimo ci vuole un allenatore che dia schemi alla squadra e attui un gioco più offensivo. Era il 1998 e a Parigi ero in curva a tifare Inter, mentre Zamorano ci correva incontro come il miglior Cochise (noto capo apache) dopo aver segnato il primo goal alla Lazio.
      L’anno dopo comincerà il valzer degli allenatori in un’annata con più ombre che luci, goal di Baggio al Real a Parte. La coerenza è una gran brutta bestia.

  4. Comunque il mio tifo in questo momento è per andare in EL, ma con gli stessi punti dell’ anno scorso o poco +.. Quindi non per meriti ns, ma per demeriti altrui… Voglio vedere a quel punto THOHIR cosa fa..

  5. Altrimenti il 5° posto con 8-10 punti più dell’ anno scorso i Mazzarini lo “venderebbero” come un successo e ho paura che ET pur reputandolo sveglio ma comunque appena sbarcato sul pianeta Inter ci cascherebbe ..

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