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Spalletti: “L’eccesso di ricerca di gloria personale produce i maggiori rimorsi di squadra”

Conferenza stampa di Spalletti improntata sul calcio giocato quella di oggi, lontano il calciomercato, situazione tranquilla con la squadra reduce da tre vittorie, si può parlare di calcio. Il tecnico di Certaldo si presenta nella sala stampa del Suning centre mezz’ora prima della partenza per Crotone, tempi contingentati e nessuna possibilità di sforare, 30 minuti netti di chiacchierata incentrati su un paio di massime: “L’eccesso di ricerca di gloria personale produce i maggiori rimorsi di squadra”, sancisce l’ex allenatore dello Zenit, che ricorda come la difesa debba partire dal centravanti, il quale “se perdiamo palla non deve rimanere fermo, così che se la recuperiamo lui è dieci metri in fuorigioco e la palla la perdiamo di nuovo e lui sbaglia due volte. Ho bisogno dell’attaccante che difende, del centrocampista come Gagliardini che mette il camion con rimorchio di traverso e non ti fa passare, poi Miranda e Skriniar sono fortissimi”. Giocare di squadra il primo tassello, il secondo è non sconfinare “dalla fiducia alla presunzione, se qualche giocatore lo fa gli vado addosso. E’ come se voi pensaste già all’articolo per il big match dell’ottava giornata e non vi impegnaste per far vendere i giornali quando c’è la quarta, per noi è lo stesso.” Si passa ad un intermezzo anche riguardo le nazionali e il gap tra Spagna e Italia, inteso anche come scuola calcistica, evidenziato dall’ultimo match, ma Spalletti non è d’accordo, “è stata solo una partita, l’Italia ne ha vinte dieci-dodici, anche in Italia oggi si costruisce l’azione dal portiere, avete visto la Spal, che è venuta a Milano a fraseggiare”. E sull’importanza del palleggio, “il calciatore vuole essere importante e cerca l’assist o il gol, ma io guardo anche quei settanta passaggini considerati inutili, se uno come Borja Valero me ne fa sessantasette giusti, anche se semplici, per me è importante”. Comunque il mister non svela se darà un turno di riposo allo spagnolo. Poi Spalletti sfata un mito e si accalora: “Non giocare le coppe un vantaggio? Non lo è! Io ho bisogno di far giocare tutti, se io gioco solo una volta alla settimana e una mi è andata bene, magari la riserva sa che non giocherà neanche la prossima e io lo ammazzo psicologicamente, e lo devo vedere tutti i giorni, già vi sono antipatico a voi che mi vedete una volta alla settimana in conferenza, figuriamoci a lui. Abbiamo una rosa di 23 giocatori, ne portiamo 12 in panchina, il calciatore ha bisogno di stimoli, per questo ci vogliono cinque sostituzioni e il tempo effettivo.” Eravamo in debito dell’altra massima, eccola: “Il calciatore che snobba la crescita è quello che tradisce i risultati di squadra”. Giocare di squadra, difendere dagli attaccanti, palleggiare, tenere la palla, crescere partita dopo partita, non essere presuntuosi, ma Spalletti ammonisce anche: “Se segnano solo Icardi e Perisic non si va in Champions, ma vedrete che segneranno altri”. Tempo scaduto, il responsabile dell’ufficio stampa blocca tutti, si parte per Crotone.