Stesi alla sosta

Che brutte sensazioni lascia questo Inter-Roma. Dopo cinque partite contro avversari più deboli sotto tutti i punti di vista, questo era un po’ il debutto del fuoco, e uscirne così stesi, con la Roma che può dirsi sciupona per aver gettato almeno tre palle in area oltre ai tre gol fatti, ci dice che la strada è ancora lunga. Eppure le due precedenti gare in casa avevano lanciato dei campanelli d’allarme, ma la sconfitta con l’Hajduk era stata addebitata alla sottovalutazione dell’impegno dopo la vittoria 3-0 fuori casa, mentre il pareggio con il Vaslui lo si era considerato condizionato dall’aver giocato gran parte di gara in dieci. Con la Roma sono venuti fuori i problemi strutturali di una difesa che non fa reparto, ma appare tanti uomini slegati tra loro, come in occasione del primo e del secondo gol subìto, senza dimenticare un centrocampo che non protegge e non fa filtro, e che viene facilmente saltato. A questo si aggiungono le sbavature individuali, in particolare dei sostituti di Handanovic che appaiono al momento inadeguati.

Regnando il disordine la difesa viene presa d’infilata centralmente, due volte tra Valsui e Roma, la prima con Samuel che sale in ritardo per il fuorigioco e la seconda con tutta la difesa non in linea. Il secondo gol del Vaslui è invece tratto da un’uscita a vuoto di Belec, il primo della Roma un inserimento da dietro di un centrocampista non seguito da Gargano e con Silvestre tagliato fuori, infine un gol preso da Castellazzi lasciando scoperto il suo palo. Certo il rientro di Handanovic e il raggiungimento della piena forma fisica di Samuel cambieranno un po’ le cose, ma non più del 40%. Particolarmente slegata è apparsa la coppia Silvestre-Ranocchia, distantissimi tra loro, hanno lasciato un varco centrale mai coperto da Gargano, che non si è mai abbassato in copertura.

Diversa sembra la situazione in trasferta, con l’Inter che si sbilancia di meno, gestisce più la palla e le risorse, ed ha all’attivo tre vittorie su tre con zero gol subìti. Ma in tutte e tre le partite la situazione si era incanalata bene con un gol raggiunto presto.

Ora la sosta, per ritrovare qualche infortunato, scegliere la coppia centrale difensiva titolare, ed anche quali terzini, perchè per fare un reparto bisogna partire dagli uomini.

1 thought on “Stesi alla sosta

  1. La batosta è stata più grande di quanto si possa immaginare: a tutti i livelli, sia tecnico-tattico che individuale. La delusione enorme è non aver capito o, al contrario, saputo risolvere problemi emersi in EL ed ampiamente emersi anche a Pescara, cui solo la scarsezza degli attaccanti abruzzesi non hanno permesso di approfittarne. Ci fossero stati gli Insigne, Immobile e Verratti,probabilmente avremmo subito dei goal. Più volte gli abruzzesi ci avevano messo in difficoltà allo stesso modo delle partite precedenti: défaillance di cui la Roma ha saputo sfruttare. La gravità è stata che, certe vulnerabilità, non sono state risolte in virtù di risultati che alla fine hanno portato tutti
    fuori strada: giocatori, società e forse più di tutti l’allenatore. A meno che, Stramaccioni, nella conferenza stampa, elogiando la società nel risparmio dei 40milioni di euro, non volesse sottintendere, la motivazione di una campagna acquisti incompleta. Sappiamo che non è stato risolto il problema del terzino destro e di una prima punta, anche se ritengo un errore non far giocare Palacio dall’inizio: finora è stato l’uomo che ci ha tolto tante castagne dal fuoco. E, per essere logici, si sta troppo sopravvalutando la condizione di Zanetti: grande giocatore ma, a quasi 40anni, non puo’ giocare 4 partite in 10 giorni. Al massimo ne puo’ fare 3 al mese. Ieri è stato una pena: per lui e per l’Inter. Purtroppo, sia da parte della società che dei tifosi, si seguita a non guardare in faccia la realtà: a questo punto si potrebbe richiamare anche Materazzi. Una provocazione sino ad un certo punto: se non altro per lo spogliatoio. Percui, il 6 a Zanetti è fuori ogni logica, come non merita la sufficienza lo stesso Sneijder:
    estraneo al gioco, senza mai essere incisivo. Per gli equilibri in campo, Cambiasso è più utile di Zanetti. Guarin è sempre lo stesso: tra il 5 e il 6. Spesso a zonzo con tiri in porta velleitari e approssimativi. Ha grandi capacità ma deve ancora migliorare molto sul piano tattico. Gargano è un ottimo combattente ma ha bisogno di un centrocampo che abbia un’organicità di gioco che purtroppo l’Inter per il momento non ha. Non è lui l’uomo che possa prendere in mano la guida del centrocampo. Domenica sera, Zeman, ha espresso un gioco corale, massiccio, intenso con la squadra ben disposta geometricamente in campo. L’Inter, al contrario, era tutta sfilacciata, disorganica, fiacca, velleitaria, inconsistente, squilibrata tra i reparti. Mi comincia a sorgere un dubbio: non è che questi, sotto sotto, non ricomincino a fare il solito gioco che dura da qualche anno, e cioè scaricare le colpe all’allenatore? Non vorrei che la squadra sfuggisse di mano a Stramaccioni. Oggi come oggi, l’Inter è da quarto quinto posto, al massimo puo’ arrivare al terzo ma sarebbe grasso che cola. Almeno che, l’allenatore non riesca a trovare equilibri che per il momento l’Inter non ha. Guardando in faccia la realtà, ci sono squadre più omogenee e compatte dell’Inter: oltre alla Roma, c’è la Lazio, il Napoli, la Juventus ed anche la stessa Fiorentina. Percui, urge un lavoro massiccio in queste 2 settimane di riposo, non solo nelle geometrie in campo ma anche nella psicologia dei calciatori. La società deve sostenere l’allenatore e, se il caso lo necessita, accantonare qualche “nome”. E c’è un altro rischio: il problema dei giovani. Ci siamo fatti scappare Destro e Verratti ma, almeno Cou e Jonathan facciamoli giocare, altrimenti, ogni anno siamo punto e a capo. La campagna acquisti è stata buona ma non ottima. Stramaccioni ha un buon organico, non eccellente ma, organizzato bene, sgrezzato e raffinato puo’ arrivare ad un buon livello, aspettando Paulinho: ammesso che sia vero. Chiudo con una riflessione: ma Prandelli ce l’ha con l’Inter? Quando un calciatore va via dall’Inter è subito chiamato in nazionale; al contrario quando arrivano, non vengono più chiamati…come con “Cassano”. E’ un caso?

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