Editoriali

Mercato faraonico, tanti dirigenti, ma ognuno dovrà avere un ruolo preciso

Tanti sommovimenti, ma anche alcuni punti certi. Ormai nessuno ha più dubbi, tutti dicono che quello di Suning sarà un mercato faraonico, semmai le critiche si riservano sul modo in cui verranno investiti i tantissimi soldi a disposizione. Gli scettici si chiedono se oltre alle disponibilità ci sono anche le capacità manageriali per gestire una squadra di calcio italiana. Secondo alcuni l’esonero di Pioli e l’arrivo di Sabatini ha gettato l’Inter nel caos, con il dirigente ex capitolino che entrerebbe in conflitto con Ausilio essendo una scelta dell’uomo ombra Kia, secondo altri è l’alba di una nuova era dove tutti i tasselli andranno al loro posto, mentre a Pioli sarebbe stato evitato un supplizio da qui alla fine della stagione. Vedremo come si evolverà la situazione, abbiamo imparato a non dare giudizi affrettati. Ma che ci sia stato un conflitto tra Ausilio e Kia è corrobato dal fatto che il direttore sportivo arrivò a dire qualche settimana fa: “in campo non vanno i milioni”, in merito alla decisione di mettere in panchina Joao Mario, pupillo dell’iraniano. Questa estate il nostro sito aveva fatto notare la presenza ingombrante del consulente angloiraniano, che secondo noi aveva generato un mercato a due teste, senza capo ne’ coda, con tanti doppioni e scelte poco oculate – i risultati hanno confermato come esatta la nostra analisi – ma tutto passava in secondo piano nella grande festa per l’esonero di Mancini, il dandy che “non è uno di noi”, come lo sarebbero invece il “bigliettaio” di Manchester, il “bidonaro” di Giakarta e il “bello figo” di Teheran. Ora Suning deve creare quello che tutte le società hanno: un vero organigramma, ci dev’essere un capo, che fa il mercato, ed è chiaro che dovrà essere Sabatini, in sinergìa con l’allenatore, altrimenti non avrebbe avuto senso prenderlo. Ausilio potrebbe coordinare gli osservatori, un apparente ridimensionamento, ma abbiamo visto come l’attuale direttore non ami i riflettori, il ruolo anche mediatico che la sua posizione comporta e forse è lui il primo a preferire un’altra attività. Oriali, il cui arrivo sembra finalmente imminente, sembra destinato a tornare a fare il team manager come ai tempi di Mourinho, il raccordo tra spogliatoio e società, allenatore e dirigenti. Infine Zanetti, a lui il compito di ambasciatore, uomo immagine, ma anche la cura degli aspetti etici nella necessità di scegliere i giocatori anche per i loro valori umani, dopo le pessime esperienze di questi anni.