Editoriali

Mancini, entusiasmo, gioco, giovani, eleganza

mancini presentazioneEntusiasmo è il concetto su cui poggia la conferenza di Roberto Mancini, che torna all’Inter dopo 6 anni. Lo ripete più volte e, aggiungiamo noi, anche passione, eleganza, mentalità vincente. Ma entusiasmo soprattutto, forse perchè Mazzarri sarà stato iperprofessionale e stakanovista, ma non è mai stato entusiasta di allenare l’Inter ed agli amici ha confidato di aver commesso un errore a venire a Milano. Ci avesse pensato prima. Bisogna riportare l’entusiasmo e l’orgoglio di essere interisti. Dieci anni fa Roberto Mancini si presentava da allenatore dell’Inter al fianco di Giacinto Facchetti, oggi al suo fianco c’erano Bolingbroke, Ausilio, Fassone e Williamson, quasi a rappresentare l’idea di management allargato che ha Thohir. Mancini gestisce la conferenza nella più totale calma, grande calma, non perdendo mai il controllo della situazione, facendo un tunnel alle domande a cui non vuole rispondere, rimanendo determinato negli obbiettivi e rispondendo con fermezza e tranquillità a chi cerca la polemica. Ma è il confronto con l’ansioso Mazzarri ad essere imbarazzante: Mazzarri chiedeva tempo nell’ordine di due-tre anni, Mancini dichiara che bisogna tornare a vincere in fretta, Mazzarri viveva la presenza dei giovani come un peso e non mancava mai di rimarcarlo, per Mancini è “uno stimolo molto grande, una cosa bella”, Mazzarri senza senso della misura si paragonava a Ferguson, Mancini evita il paragone. Mazzarri sbandierava ai quattro venti la sua opinione bassa della rosa a disposizione, Mancini parla di una rosa con qualità senza bisogno di grandi innesti a gennaio. Mazzarri era un piangina, Mancini a chi cerca di fargli dire che Moratti è un mangia allenatori e gli interisti guardano solo il risultato risponde con eleganza e maturità “non lo è solo in italia, è normale che quando le cose non vanno bene il primo che paga è l’allenatore, quando inizi questo lavoro sai a cosa vai incontro, sta a te non farti licenziare”. Mazzarri credeva che le partite vengano decise dal fato, dalla sfortuna, dagli episodi, Mancini è convinto che attraverso il gioco arrivano i risultati. E a chi velenosamente riporta a galla vicende del passato imputandogli un deficit di antijuventinismo al processo di calciopoli, dà una lezione di maturità: “Io sono una persona onesta, ho sempre detto le cose come stavano, ora bisogna concentrarsi sul campo, anche questo bisogna migliorare in Italia, cercare di pensare alla partita, le altre cose non sono poi così importanti, se uno va in Inghilterra lo capisce”. Allontanato l’improbabile ritorno di Balotelli ventilato da alcuni giornali in queste ore (“Deve far bene in premier”), Mancini non ha voluto parlare di modulo, ma sa già di non avere esterni offensivi per il 4-2-3-1, ne’ del mercato di gennaio. Ci sarà tempo.

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