L’amaro Shakhtar

Inter-Shakthar Donetsk 0-0

Amarezza profonda per l’ennesima delusione degli ultimi dieci anni, l’obbiettivo a portata di mano sfugge ad una squadra insipida e a tratti imbambolata, cambi come sempre tardivi, nessun segnale da una società inesistente da mesi, gioco monotematico, mancanza di furore e ritmo

La disperazione di Lukaku

Orange d’Ucraina a sorpresa schierati con una linea a cinque dietro all’altezza dei 25 metri, Inter che porta in linea ai loro difensori, oltre alla Lu-La, Barella- Gagliardini e due esterni Hakimi e Young puntando tutto sui lanci dalle retrovie a palombella di brozo, che però sono sempre preda della difesa.

FCIM che non soffre nulla dietro, ma gioca da una parte a ritmi troppo lenti, ma allo stesso tempo con troppa fretta nel forzare la conclusione una volta nei pressi dell’area di tiro oltre allo schema monotematico descritto ivi sopra. Si conta una traversa di Lautaro, altri tre tiri di Lautaro – due fuori e uno centrale – e uno tiro fuori di Skriniar. Troppo poco.

Intanto il Real Madrid sta vincendc 2-0 sul Borussia, il Biscione con una vittoria passerebbe il turno, si va al riposo. La trepidazione è tanta per un traguardo che manca dal 2011.

Nella ripresa l’Inter inizialmente alza il ritmo, un tocco e via, e forza meno in zona tiro, ma dopo il 60′ inizia a soffrire le ripartenze dello Shakhtar, deve salvare Handanovic. La squadra però non gioca con il furore che ci si aspetta in quello che è a tutti gli effetti uno spareggio, ma è insipida e senza personalità come il sale dell’Himalaya. Col passare dei minuti gli ospiti fanno valere il proprio palleggio, fanno passare il cronometro, mentre l’Inter fa il compitino. I cambi sono come sempre tardivi, solo al 69′ Perisic al posto di Young, ma è Sanchez al 75 a dare un po’ di brio al posto di Gagliardini, poi gli altri tre cambi (vedi tabellino sotto) addirittura all’85’, Eriksen ha un buon impatto, ma poco tempo. L’arbitro concede anche sette generosi minuti di recupero dove i nerazzurri sembrano frenati da una patina di scolorina, invece di essere inebriati dalla meneghina nebbiolina. I cross sono telefonati, i giocatori in area non aggrediscono lo spazio, a volte fanno fatica a saltare, gli sfondamenti centrali non hanno ritmo. La partita si chiude a reti bianche.

L’amarezza è tantissima, una delle più grandi delusioni seppur in dieci anni di frustrazioni, calcisticamente parlando, perchè mai come questa sera l’obbiettivo era a portata di mano. Ci sarà molto da riflettere su tutti, società, proprietà, allenatore, giocatori. Ora vincere lo scudetto è un obbligo. Niente di giri parole e da oggi niente buonismi. Da oggi ci si attendono sette mesi col coltello tra i denti.

INTER: 1 Handanovic; 37 Skriniar, 6 De Vrij, 95 Bastoni (85′ 33 D’Ambrosio); 2 Hakimi (85′ 36 Darmian), 23 Barella, 77 Brozovic, 5 Gagliardini (76′ 7 Sanchez), 15 Young (69′ 14 Perisic); 9 Lukaku, 10 Lautaro Martinez (85′ 24 Eriksen).

In panchina: 35 Stankovic, 97 Radu, 11 Kolarov, 12 Sensi, 13 Ranocchia.

Allenatore: Antonio Conte.


SHAKHTAR DONETSK: 81 Trubin; 2 Dodô, 77 Bondar, 49 Vitão (37′ 5 Khocholava), 22 Matvienko; 20 Kovalenko, 6 Stepanenko, 27 Maycon; 14 Tetê (64′ 19 Solomon), 11 Marlos (64′ 21 Alan Patrick), 7 Taison (86′ 9 Dentinho)

In panchina: 1 A. Shevchenko, 30 Pyatov, 8 Marcos Antonio, 28 Marquinhos, 50 Bolbat, 59 Vyunnik, 61 Sudakov.

Allenatore: Luis Castro.

Arbitro: Vincic (SVN). Assistenti: Klancnik – Kovacic. Quarto uomo: Obrenovic. Var: Gil. Assistente Var: Praprotnik.

Note
Ammoniti: 
Vitao (S), Gagliardini (I), Hakimi (I), Brozovic (I), Conte (I), Castro (S), Trubin (S)
Corner: 130
Recupero: 1°T 2′, 2°T 7′

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