Editoriali

La storia e la telenovela

mancini in usaL’atteso incontro tra Mancini e la proprietà cinese è saltato. Il tecnico ha preferito una passeggiatina nella grande Mela, mentre dopo un mese di assenza sbarcavano in America 35 dirigenti per un meeting che manco il comitato centrale del Pcus, e poi via con la cena di gala. Come nelle telenovelas sembra sempre che sta per succedere qualcosa di importantissimo e poi tutto viene rimandato alla puntata successiva. (Continua)

Per il momento quindi si rimane così, ma i nodi non sono venuti al pettine e in Olanda affermano con sicurezza che c’è già un’offerta ufficiale dell’Inter a De Boer. La gente gode nel vedere il Vip Mancini umiliato, pensa che sta facendo i capricci, ma siamo sicuri che Joao Mario sia meglio di Candreva? Siamo sicuri che all’Inter servano altri giovani talentuosi, ma immaturi alla Icardi, e non due-tre profili d’esperienza per fare il salto di qualità e iniziare a colmare il gap con la Juve? Davvero pensiamo che i cinesi e Thohir capiscano più di calcio di Mancini o non siano solo attratti dalle plusvalenze future che si possono fare acquistando tanti giovani oggi? La luna di miele tra molti tifosi e la nuova proprietà, unita all’antipatìa per Mancini, rischiano di far trovare affascinanti paroloni vuoti come piano quinquennale, progetto a lungo termine, ma l’Inter ha sempre avuto presidenti che attrezzavano la squadra per vincere, non temporeggiatori che sulla riva del fiume aspettano di veder passare il cadavere dei nemici. La mancanza di chiarezza è stato un altro aspetto fondamentale di questa vicenda. Probabilmente i cinesi, ma nemmeno Thohir, non hanno ancora capito che il calcio in Italia si vive tutti i giorni e dal momento che è emerso il malessere di Mancini, erano i primi di luglio, non puoi dire ci vediamo il 27 luglio a New York, lasciando tre settimane di vuoto. Forse i cinesi hanno pensato che i tifosi erano in vacanza e d’estate non si occupano di calcio, ma non è così. Per altri è Mancini che doveva stare zitto e non sollevare il problema, perchè in fondo la squadra è già da terzo posto e questa ormai è la dimensione dell’Inter, lottare per un piazzamento in Europa senza più pensare allo scudetto. Ma la storia dice altro.