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La storia della sudditanza psicologica

Da Cannavò a Pulvirenti, da Iuliano a Vidal, da Ceccarini a Maggiani. Da Agnelli ad Agnelli.

La sudditanza psicologica è un’espressione che venne usata per la prima volta dallo scomparso Candido Cannavò, allora direttore della gazzetta, dopo il famoso juve-inter del ’98 arbitrato da Ceccarini, quello del fallo da rigore di Iuliano su Ronaldo e di Simoni in campo. Fu il culmine di una stagione di arbitraggi favorevoli alla Juve, ed anche un massimo esponente del giornalismo sportivo, categoria che aveva negato ogni situazione marcia limitandosi a registrare l’errore umano, inquadrò i favori arbitrali in una sorta di condizionamento culturale dato dal prestigio e dal potere bianconero che gli arbitri subivano. Era un modo di negare che esistesse un livello più profondo e organizzato, di associazione a delinquere, che le inchieste giudiziarie portarono alla luce in seguito, ma se vogliamo con quell’espressione “sudditanza psicologica” si affermava in maniera molto sottile ed al riparo da ripercussioni per chi la pronunciava che il calcio era talmente marcio che la juve non aveva nemmeno bisogno di comprare gli arbitri, essendo questi in uno stato di sudditi al livello più profondo che ci sia, quello mentale.

Dopo il ratto di Catania il presidente catanese Pulvirenti ha riutilizzato quest’espressione, ma dirla oggi dopo quello che venne fuori nel 2006 ha un significato meno equivocabile che dirlo nel 1998.

La difesa della juve, tramite i suoi opinionisti, è quella di sempre, non negare di rubare, ma tirare in mezzo… l’Inter. A questo ha già risposto Pulvirenti affermando a Radio anch’io che “L’errore accaduto con l’Inter la settimana scorsa è una cosa normalissima, che può succedere e che accetto. Ma quello di ieri no perché lo avevano dato giustamente, per poi cambiare idea. Se avessero sbandierato il fuorigioco avremmo detto che era una decisione sbagliata e addio. Il comportamento della panchina bianconera non è accettabile”. D’altra parte non c’è bisogno di rispondere ad una cosa che chiunque vuole capire capisce.

Purtroppo molti presidenti di squadre minori si prestano a questo gioco di appiattimento delle responsabilità, venendo spesso in soccorso della Juve, come il presidente del Parma Ghirardi che si è prontamente accodato affermando “E’ un discorso molto complesso, la sudditanza esiste perchè andare contro bacini di utenza come quelli di Juve, Milan o Inter è più difficile che andare contro quelli di club come il Parma E’ questo il problema vero e non credo anche sia risolvibile. Poi dico che il sistema arbitrale è assolutamente onesto e la responsabilità non è certamente la loro”. Dividere il calcio tra big da una parte e squadre piccole dall’altra è un esercizio di qualunquismo demagogico che non porta da nessuna parte. Certe cose accadono solo quando c’è di mezzo la Juve. Lo dice la storia del calcio.

 

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