Inter, dal presunto rischio fallimento all’arrivo di Suning

Storia Inter anni 2014-2016

Gli anni di Thohir raccontati dal punto di vista economico-finanziario, le vicissitudini della Beneamata, l’arrivo di Mancini, le aspettative deluse, la rottura 

Thohir intervista
Thohir intervistato alla borsa di New York

Nel maggio 2014 la situazione economica dell’Inter era fosca, con quasi 500 milioni di debiti, più che un reale rischio fallimento c’era la possibilità che la società nerazzurra venisse acquisita dalle banche creditrici.

Al termine del primo anno con Thohir come socio di maggioranza, il club di Corso Vittorio Emanuele registrò un’ulteriore perdita di 80 milioni, tanto che di fatto dovettero intervenire le banche a risanare parte del debito. Se Thohir poteva accusare Moratti di avergli consegnato una società indebitata (ma l’indonesiano lo sapeva benissimo fin dall’inizio), non si può dire che il nuovo proprietario partì con il piede giusto.

mancini e thoirConclusa la sua prima stagione, il nuovo presidente si trovava alle prese con una profonda crisi della squadra, imputabile in primis alla scelta dell’allenatore, quel Mazzarri che mai si rivelò da Inter, ma in secondo luogo a causa di un calciomercato al di sotto delle attese. In quel momento noi ci chiedevamo quale fosse la linea societaria, perchè Thohir si era presentato dicendo di voler acquistare i migliori talenti europei, una sorta di progetto giovani, ma poi prese nell’estate 2014 solo vecchi arnesi e giocatori a fine carriera. Inoltre, il tanto decantato aumento dei ricavi non si vedeva all’orizzonte.

In quel periodo si scatenò un piccolo terremoto quando il giornalista economico del Sole 24ore, Bellinazzo, dichiarò negli studi di Telelombardia che “se fossi un tifoso dell’Inter m’incazzerei con Thohir”, perchè l’imprenditore asiatico si era messo a fare prestiti all’Inter reclamando per sè un tasso d’interesse dell’8%, quando per capirci le banche prestavano soldi all’Inter con un tasso al 5%. Ovviamente i gendarmi dell’interismo accusarono Bellinazzo di “prostituzione intellettuale”, di essere pagato dalla Fiat, ma era tutto vero e la questione è passata abbastanza in carrozza.

incontro mancini thohirSull’interismo di Thohir d’altronde cominciavano a crescere i dubbi, ma anche sulla sua narrazione, la storia che aveva salvato l’Inter dal fallimento del cattivo Moratti come detto cominciavamo a metterla seriamente in dubbio, ma sempre ad un anno dal suo insediamento, avanzavamo già perplessità anche sul suo entourage.

Intanto i tifosi dell’Inter venivano a conoscenza del famigerato Fair Play finanziario, con i quali le società ora devono fare i conti, ma già i primi dati facevano capire che c’erano margini di manovra e il FPF non era così famigerato .

E così la stagione 2014/15 andava avanti, con un importantissimo cambio nella guida tecnica: esonerato l’inadeguato Mazzarri, tornava sulla panchina della Benamata Roberto Mancini e i primi effetti si facevano vedere attraverso gli acquisti di Shaquiri e Podolski nel mercato di gennaio. Due operazioni di caratura internazionale dovute proprio all’opera di persuasione del mancio, seppur arrivati in prestito, confermando la poca voglia di spendere di Thohir.

Ma sul piano economico le cose non miglioravano, i debiti crescevano, i creditori reclamavano e diventava sempre più essenziale la qualificazione in Champions, non solo per gli introiti diretti ma anche per i diritti televisivi.

Thohir e BolingbrokeNacque così l’idea dei bond, sostanzialmente dei nuovi prestiti da recepire da istituti finanziari, ma sempre nel gennaio 2015 Thohir rilasciò una dichiarazione dalla doppia possibile lettura. Da una parte volle rassicurare dichiarando che anche senza la champions la società era in grado di raggiungere 200 milioni di ricavi, ma in un certo senso dichiarando che sul piano economico non andare in champions non era un problema toglieva ambizione al club, tanto che si affrettò a specificare che la champions era l’obbiettivo. In verità la coppa dalle grandi orecchie non porta solo introiti dall’uefa ma anche di diritti televisivi e potenziali nuovi sponsor, oltre a tutto il resto (stadio, merchandising che sicuramente lievita con la squadra nella competizione). Resta da dire che 200 milioni di ricavi non ti portano nella top ten europea.

Ma torniamo ai nostri famigerati Bond, di fatto furono emessi dallo stesso Thohir, che in questo modo ha estinto il debito con Goldman Sachs, ma chiaramente con l’idea di recuperarli.

Nel frattempo cominciava quella dialettica tra Mancini e Thohir che sarebbe sfociata nella rottura dell’agosto 2016, la paura di un fallimento si concretizzava più nel timore di un forte ridimensionamento, ma intanto la mancata qualificazione in Europa toglieva l’alibi del fair play finanziario.

zanetti con thohirFinita la stagione 2014/15 con un deludente ottavo posto, la beneamata si trovò ad affrontare il tanto atteso mercato estivo, iniziarono ad arrivare giocatori come Miranda, Kondogbia, Jovetic, in un mercato comunque autofinanziato, nonostante alcuni alimentassero scandalo per le presunte spese pazze di Thohir alla faccia del fair play finanziario.

La stagione 2015/16 cominciò benissimo, l’Inter di Mancini balzò in testa al campionato, poi incappò nell’immancabile crisi invernale, ad ogni modo il tecnico non perse la fiducia nella squadra ed era convinto che con un paio di acquisti importanti a gennaio si sarebbe potuto vincere lo scudetto. Invece Thohir tradì le aspettative e si limitò all’acquisto di un giocatore non certo di alto livello come Eder dalla Sampdoria.

Ma torniamo al tema di questa rassegna, gli aspetti finanziario-societari. L’Inter ha realmente rischiato di fallire? In realtà no e non tanto perchè Thohir abbia messo mano al portafogli, ma perchè le banche creditrici, anche nel caso di questa possibilità, non avrebbero mai permesso che una società di tale importanza potesse capitolare.

Ma ormai, eravamo nel febbraio 2016, si aprivano altri scenari per i colori nerazzurri. Nonostante le smentite di rito, il presidente interista si apprestava a vendere gran parte delle sue quote. Le voci si susseguivano destabilizzando anche la squadra, che alla fine concluse al quarto posto, Thohir continuava a smentire e promettere. Ma il suo addio era ormai imminente. Anche noi di Calciointer, che fin dall’inizio eravamo stati molto critici con Thohir, finimmo col cascarci e credemmo alle smentite di Thohir, convinti che con Mancini si potesse realmente costruire una squadra competitiva, in realtà eravamo sulla soglia di un terremoto che esplose nell’estate 2016, con l’arrivo di Suning, la durissima rottura tra il tecnico di Jesi e l’indonesiano e infine l’arrivo sulla panchina dell’Inter di De Boer.

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