Editoriali

L’acquazzone di tiri e il turn-over

Un dato da segnarsi, 14 tiri nel primo tempo, sostanzialmente uno ogni tre minuti. Questa è stata l’Inter contro il Cesena, squadra già retrocessa, ma che ha concesso molti meno spazi dell’Udinese. Un inizio blando nei ritmi ma non già nella pressione, con un paio di contropiedi concessi al Cesena nel primo quarto d’ora e una media di tiri uno ogni quattro minuti. Poi un possesso palla che prende continuità, quindi tra il 22′ e il 42′ i tiri diventano uno ogni due minuti, si chiude con una serie di corner e la pallonata in faccia di Lucio ad Antonioli. Impressionante.

Guarìn

Guarìn

La ripresa molto più episodica, nei gol sia del Cesena che nel pareggio dell’Inter, la quale non era partita compatta nei minuti iniziali del secondo tempo ed ha sofferto diversi contropiedi, continuando comunque a creare, ma non come nel primo tempo, e molto più imprecisa al tiro. Alla fine 9 tiri nel secondo tempo, 3 nell’azione del 2-1. Segnato il gol del vantaggio, nell’ultimo quarto d’ora si è vista per la prima volta l’Inter di Stramaccioni che s’imposta in maniera difensiva passando con l’ingresso di Poli all’80’ ad un 4-4-1-1 con Zarate trequartista in ripiegamento difensivo. A conferma del non integralismo di Stramaccioni e del grosso dispendio di energie. Il turn-over, in parte obbligato per infortuni e squalifiche è stato provvidenziale, ma ci dice anche che giocatori come Obi, Guarìn, Nagatomo, Alvarez devono ancora imparare a gestire le energie nell’arco dei 90 minuti e Sneijder è appena rientrato da un lungo infortunio e mercoledì a Parma sarà dura per lui con la terza partita in otto giorni. I rientri di Samuel, Zanetti, Stankovic più Milito dal primo minuto saranno fondamentali contro il Parma (proveniente da quattro vittorie consecutive) per continuare ad adoperare la rosa a 360 gradi.

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