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Il calcio italiano non è in grado di autoriformarsi

L’inaspettata ondata di buon senso dell’ultima settimana, con tutte le gare al pomeriggio per evitare il gelo notturno, potrebbe far pensare ad un vento di autoriforma nel calcio. Dagli addetti ai lavori dopo anni si è cominciato ad ammettere che venti squadre sono troppe in serie A, e penalizzano chi gioca in Europa. Si è cominciato a capire che costringere la gente ad andare allo stadio di sera per tutto l’inverno è inaccettabile. In realtà si trattava di una situazione estrema con un livello di neve e di gelo troppo forte anche per lo strapotere degli orari televisivi delle partite. Dal prossimo fine settimana sono pronti 5 orari d’inizio diversi e svariati posticipi serali. Il calcio non si è mai autoriformato da solo, ci vollero le macchine della polizia dentro lo stadio Olimpico per fermare il calcioscommesse all’inizio degli anni ’80 ed avere qualche stagione a 16 squadre, ci volle l’inchiesta calciopoli e il lavoro di intercettazioni della procura di Napoli (qualcuno nel precedente governo voleva farla finita con l’uso prezioso delle intercettazioni) per fermare il sistema Moggi, condannato a 5 anni per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. E ci è voluta un’altra procura, quella di Cremona, per scoperchiare il nuovo scandalo calcio scommesse, tanto da far dire ad uno degli inquirenti che la scorsa stagione è falsata, silenziato da tutti quei mass-media impegnati nel frattempo a beatificare Moggi e a dar voce amplificata alla sua difesa contro ogni evidenza.

Anche di questi tempi una riforma del calcio potrebbe  arrivare solo da stimoli esterni: Già desertificati gli stadi da prezzi e orari impossibili, il sempre maggiore divario con gli altri campionati segnano un interesse del pubblico anche televisivo sempre più proiettato verso gli altri campionati. Infrastrutture, mancanza di lealtà sportiva, fanno il resto. Il lento logorìo è in atto, un costante distacco di sempre più tifosi, impercettibile nel breve termine, salta all’occhio se si pensa a cos’era la passione per il calcio negli scorsi decenni, rispetto ad allora, oggi appare del tutto sbiadita. Il Fair play finanziaro potrebbe essere una prima spinta esterna al cambiamento, altrimenti chi governa il calcio in Italia manterrà tutto così, nella mediocrità e nei maneggi, se non peggio, visto che c’è chi mette in guardia da un tentativo di restaurazione agli equilibri pre-2006.

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