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Il calcio al tempo degli appelli

L’appello del Milan ai tifosi è più scorato che accorato. E’ più una supplica che una chiamata a raccolta. E poi scusate, un appello per riempire lo stadio ad un derby? Mai si sarebbe pensato di dover fare una cosa del genere. Gli stadi sempre più vuoti sono un problema ventennale, ma per il derby lo stadio si riempiva sempre, perchè il derby è sempre stato un rituale da non perdere. E non c’era magra classifica, società impresentabile, caro biglietti che tenesse. Ma per andare oltre a tutte queste cose bisogna essere disposti a sacrificarsi, ma ci si sacrifica per qualcosa in cui si crede, e il calcio ora non è più credibile. Non è più una fede collettiva con i suoi riti e i suoi sacrifici. Al Milan la cosa è acutizzata dalla perdità di credibilità della società stessa dopo anni di prese in giro, ma la crisi è generale. A Torino la Juve torna in Champion’s dopo tre anni e lo stadio presenta larghi spazi vuoti. I tifosi protestano per i biglietti troppo cari. Agnelli non capisce – i prezzi non sono più cari di tante altre volte – ribatte. Non capisce che i tempi sono cambiati, la predisposizione del pubblico è cambiata. La crisi economica, anche, e prima ancora le tv, possono acutizzare, ma al fondo c’è una crisi di credibilità e una diversa scala di priorità.
Per arginare il calo degli spettatori le società avevano puntato tutto sul consolidamento del rapporto con i tifosi più fidelizzati, e cioè prezzi scontati per chi fa l’abbonamento e prezzi salatissimi per chi fa il biglietto di volta in volta, il pubblico occasionale. Ora il crollo delle presenze allo stadio è il crollo degli abbonamenti, perchè quel tipo di tifoso è sempre più minoritario e negli anni non si è coltivato il rapporto con il tifoso occasionale, che è diventato la stragrande maggioranza.
Ma molte società sono andate oltre, arrivando a ritagliarsi un rapporto privilegiato con le frange più oltranziste della tifoserìa, le quali in realtà sono spesso le più isolate e conservatrici.

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