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Gli anni irripetibili del Julio Cesar, Maicon

Julio Cesar appena arrivato fu girato in prestito al Chievo. Per quel che ne sapevamo poteva essere uno dei tanti secondio o terzi alla Carini transitati ad Appiano Gentile in quei anni. Poi Mancini, era lui l’allenatore allora, lo volle come secondo di Toldo dalla stagione successiva. Era l’anno della svolta, dello scudetto a tavolino, ma nessuno poteva immaginare che era il primo di cinque trionfi consecutivi. Di Julio Cesar si capì ben presto che il ruolo di secondo gli stava stretto, e pensare che il primo era Toldo, non uno qualsiasi. Comunque se non ricordo male fu nel corso della seconda stagione che si capì, dopo un lungo dualismo, che ormai era Julione il primo portiere, e non tanto per la parabola discendente di Toldone, che era ancora all’apice della sua carriera. Senza nessun punto debole particolare, questo portiere brasiliano solare, ma perfezionista, i cui errori erano degli eventi come le eclissi, diventò il numero 1 al mondo in concomitanza con un periodo di stanca di Buffon ed il tracollo di Dida. Le sue partite memorabili furono le più importanti dell’Internazionale da 45 anni a questa parte, la semifinale con il Barcellona e la finale di Madrid con il Bayern. Un simpatico vincente. Serenità e voglia e capacità di vincere. Gli ultimi due anni condizionati dai malanni fisici, quella volta che se ne andò a casa a piedi dopo una papera, lui in mezzo ai tifosi che rincasavano, chiedendo scusa. L’Inter ha deciso di voltare pagina da quest’estate, già preso l’erede, Handanovic nel solco della migliore tradizione portieristica nerazzurra. E Julio ha accettato il corso degli eventi, e si sta accordando con il Queens Park Rangers. Nelle prossime ore ci saluterà, e allora capiremo che la squadra del triplete non c’è più, perchè cominciava così, Julio Cesar, Maicon. Sarà il Sarti, Burgnich dei prossimi decenni.

 

Maicon, anche lui brasiliano, anche lui arrivato in sordina, anche lui diventato campione con la maglia dell’Inter, come Julio Cesar e come tanti campioni del triplete. Se tutti i terzini salgono senza palla e la ricevono per crossare, lui preferiva ricevere già palla a mezz’altezza, ed impostare, dialogare coi compagni, triangolare, dare il via ad un’azione e poi magari concluderla avendola seguita fino all’area di rigore, come con l’Udinese, come con il Barcellona, I suoi gol, non semplici ciliegine sulla torta, ma gol d’autore, decisivi con il Milan, con la Juve in palleggio volante al limite dell’area, quello straripante detto con il Barcellona. Il suo feeling scontroso con il pubblico, le sue facce pazze, le sue pause indolenti seguiti da azioni come fossero uragani. Ed anche lui se ne potrebbe andare in questi giorni. L’Inter continua, ma che anni irripetibili.

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