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Colpe e responsabilità, l’analisi dell’analisi della sconfitta, il morbo di Appiano

Una sconfitta (pareggio che sa di sconfitta) non ancora digerita dopo tre giorni. E tra i tifosi è caccia al colpevole. Per la prima volta Pioli ha perso la maggioranza e risulta tra i principali accusati. Al secondo posto o a parimerito troviamo Ausilio, il suo j’accuse contro i giocatori gli si è ritorto contro, tanti ex calciatori nerazzurri hanno fatto blocco con la categoria, qualcuno anche con il dente avvelenato e con ambizioni personali, anche se è vero che onestamente non si era mai sentito un dirigente attaccare così frontalmente i giocatori, ricordiamo però il pesantissimo atto d’accusa pubblico di Buffon contro i compagni all’inizio della scorsa stagione, che servì a mettere in riga alcuni elementi. I panni sporchi si lavano in casa? Certo, ma è ancora così in epoca mediatica? Ma allora quella strigliata di Buffon a telecamere accese non fu così e servì. Lo deve fare un compagno anziano, un senatore e non il direttore sportivo? Già ma chi, in una squadra giovane e immatura, dove gli anziani sono i silenziosi Nagatomo e Palacio? Domande insolute. Ma il nocciolo della questione è un altro, dopo una sconfitta (o meglio tante sconfitte), si cerca sempre un colpevole, ma tutti devono assumersi le loro responsabilità. I tifosi, invece, litigano su chi è il colpevole, chi si schiera con la società, accusa i giocatori o l’allenatore, chi con l’allenatore accusa giocatori e società e così via. In verità non c’è accordo di fondo su quale sia il reale valore di questa rosa, chi dice altissimo (quindi non s’impegnano oppure colpa dell’allenatore che non sa metterli in campo…), chi dice scarso, chiunque ha cambiato idea almeno una volta. Da anni questa squadra, nel frattempo cambiata più volte, fa sempre due-tre mesi con una media da scudetto, poi al quarto crolla verticalmente. Bene tra dicembre e marzo quest’anno, bene i primi tre mesi con Mancini, bene i primi tre mesi anche con Stramaccioni, sette vittorie di fila con Ranieri, poi il crollo. Ci dev’essere un morbo ad Appiano.