Chivu parla alla vigilia di Inter-Napoli, c’è solo calma e decisione

Conferenza stampa Chivu

Ala vigilia di Inter-Napoli, domani sera alle 20.45, Chivu ha parlato con la sua consueta calma e pacatezza, sintomo di forza e decisione. Sono stati affrontati due punti principali, il primo è la conferma da parte del mister che si porterà avanti la linea di non commentare le decisioni arbitrali e nemmeno le provocazioni degli allenatori avversari. Temevo che questo potesse essere recepito come un segno di debolezza da parte di uno spezzone della tifoseria, invece mi sembra che stia venendo assorbito bene da tutti o quasi. D’altronde il suo “non mi interessa quello che dice Conte” dei giorni scorsi è stato di una potenza tale e innegabile che è valso più di mezz’ora di sproloqui in conferenza stampa di qualsiasi altro allenatore. E’ un cambio epocale importante nel mondo Inter e pure nel mondo calcio in generale, va detto, perchè ci mettiamo alle spalle la stagione comunicativa del mourinhismo e dei suoi cattivi imitatori successivi, ma senza rinnegarlo, però capendo il tempo e l’utilità delle cose. Questa nuova generazione di allenatori sta comprendendo che mettersi sempre sotto i riflettori è un’arma a doppio taglio, perchè se va bene esalta ego, vanità e portafoglio, ma se va male fai male a te, ma sopratutto e in primis al club, oltre all’intossicare il clima e delegittimare tutto il sistema calcio, allontanando così gli appassionati tenendoti solo i talebani. Quindi siamo nel frattempo entrati nel secondo punto espresso dal rumeno nel consueto incontro con i giornalisti del pre-match, il quale è stato come abbiamo visto che l’allenatore non deve avere più questo risalto mediatico come negli anni passati, in stretta correlazione con quanto detto prima, il mister ha espresso proprio questo concetto, la vetrina è dei giocatori, in campo ci vanno loro, ma anche dei tifosi, “che devono avere passione”, ha detto Cristian. Già, perchè molti tifosi non si riconoscono più in questo football aggiungo io, direi che hanno in larga parte ragione, ma nessuno ci obbliga a seguirlo e non è tutto da buttare, sopratutto se parliamo di casa Inter, per molti versi un’isola felice. Spesso parlo con gente che mi dice di non seguire più il calcio, poi approfondendo il discorso scopri che sono più informati di me e sanno tutto di quello che succede nel mondo del pallone, sembra così di tornare negli anni ’70, quando se seguivi il calcio eri considerato un servo del sistema ed un povero italiano medio, ma poi tutti seguivano il calcio di nascosto. D’altra parte gli stadi sono pieni, lo share televisivo è alto, qualcosa non torna.

C’è stato anche un terzo punto nella conferenza di Chivu, il quale ha chiarito che domani non è decisiva, sembra una banalità, ma sinceramente ha ragione, perchè se domani sera pareggiamo col Napoli e poi a seguire vinciamo le successive abbordabili partite in programma con Lecce, Udinese, Pisa e Cremonese cosa cambia? Anzi, cambia in meglio. Il problema è che il tifoso è ossessionato dagli scontri diretti, perchè poi il giorno dopo va in ufficio o in ditta e deve confrontarsi col collega juventino, milanista, napoletano, quindi va capito, ma questo non deve disorientarci dagli obbiettivi e dalla consapevolezza che ogni singola partita vale tre punti.

E’ tutto lì. Amala.