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Calcio scommesse, perchè Di Martino parla di amnistia, e perchè Buffon interviene?

I due difensori centrali, il portiere, un giocatore carismatico e veterano della squadra, possibilmente il capitano. Questo il pacchetto di giocatori da corrompere per falsare le partite e scommettere cifre folli andando sul sicuro. L’inchiesta sul calcio scommesse sta assumendo una dimensione imprevista secondo gli stessi inquirenti, e le piste sono ora più d’una. La procura di Bari infatti indaga su un possibile coinvolgimento diretto della mafia barese, parallelamente alla organizzazione malavitosa di Singapore, che utilizzava la banda degli “zingari” come intermediari. Quest’ultima inchiesta è seguita dalla procura di Cremona da dove ieri sono giunte parole che hanno del clamoroso. Il Pm Di Martino, di fronte all’esorbitante numero di giocatori coinvolti ha paventato un’amnistia generalizzata a livello di giustizia sportiva, indipendentemente dall’inchiesta penale. Difficile capire il perchè di un’uscita del genere, forse una provocazione per vedere la risposta della federazione, che ha precisato che non si percorrerà nessuna amnistia, forse il crudo realismo di fronte al numero di squadre coinvolte, che metterebbe in seria difficoltà la partenza della prossima stagione, forse il tentativo di gettare un sasso nello stagno, di fronte all’omissione mediatica che l’inchiesta negli ultimi mesi ha subito. Infine la possibilità più concreta, la volontà di incentivare la collaborazione dei pentiti, una paventata amnistia per chi parla insomma.

Quello che non si capisce è perchè il portiere della nazionale Buffon, e ahi noi capitano, quello che si vanta con spavalderia di non dire all’arbitro che un pallone è entrato di mezzo metro, si sia sentito chiamato in causa e in dovere d’intervenire (“Qui si rischia di infangare gente che non c’entra niente”), e lui che ne sa chi c’entra e chi non c’entra, come fa ad essere così informato, o è semplice coda di paglia? Un po’ come quella di Vialli quando diede del terrorista a Zeman solo perchè osò dire che nel calcio c’era troppa farmacia. Il comun denominatore che arriva dall’ambiente bianconero è sempre quello, l’arroganza del potere.

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